Monthly Archives: dicembre 2014

Il Gheppio

Il Gheppio posato sul retro del mio pickup, ripreso col 50mm attraverso il lunotto posteriore.

Il Gheppio posato sul retro del mio pickup, ripreso col 50mm attraverso il lunotto posteriore.

E’ vero che anche i diversi individui di uccelli possiedono personalità distinte e che a volte il loro comportamento ci sorprende! Vi voglio raccontare quanto è accaduto ieri, durante un uscita ornitologica per osservare le presenze dopo la nevicata.Già al mattino avevo ottenuto buone fotografie con osservazioni abbastanza promettenti e tra le quali cito: un bel gruppo misto di Allodole e Pispole, un gruppo di 22 Ibis sacri e un volo di 17 Gru, diverse Poiane, aironi, un Nibbio reale, un gruppo di un centinaio di Germani reali in un canale non lontano da casa e i soliti Gheppi. Ma nel pomeriggio col sole che ha fatto capolino ho deciso di uscire ancora e fermo in una strada secondaria e poco utilizzata cercavo di fotografare i gheppi in spirito santo. Ad un certo punto un battere d’ali vicino, un sorvolo a breve distanza…troppo vicino e repentino per inquadrarlo e un sospetto, ma dov’è andato…guardo dal retrovisore e lo vedo fermo sull’assale di ferro dello sportello posteriore della mia macchina. Fermo e con lo sguardo felice per il posatoio. Cambio in fretta l’obiettivo, per fortuna avevo con me anche il “corto” per foto d’ambiente e riesco a fotografarlo. Se ne sta lì a guardarmi, forse attraverso il vetro non capisce che sono un uomo e il timore reverenziale svanisce…non so. Ci guardiamo per circa 5 minuti, poi decide ci fare un altro passaggio aereo per guadagnarsi la cena. Mi effettua due o tre voli a Spirito Santo sulla testa, è il classico volo di stallo nella stessa posizione per individuare una possibile preda. Poi uno di questi è veramente a tiro e faccio alcune buone foto. Non ci ripensa e per due volte si riappoggia sul tetto della macchina. Increbibile sentire sulla testa a pochi centimetri le unghie che grattano per non scivolare! Dal piumaggio riesco ad identificarlo come una femmina del primo inverno, speriamo che riesca a sopravvivere, per i giovani la prima neve può essere deleteria. Individui così fiduciosi sono la gioia di noi fotonaturalisti e sono generalmente rari. Alla prossima.

La stessa femmina in spirito santo.

La stessa femmina in spirito santo.

Share Button
Posted in Uncategorized

Nevicata

Airone cenerino adulto a riposo dopo la nevicata

Airone cenerino adulto a riposo dopo la nevicata

E’ arrivata la neve, copiosa tanto da non facilitare l’autofocus e facendomi sbagliare una bellissima foto alla Civetta residente nel mio giardino. Poi una delle pochissime automobili che si arrischiano a passare me l’ha allontanata. Questo mi dà un suggerimento per scrivere un altro post conservativo-fotografico. Con il terreno ricoperto dalla coltre nevosa gli uccelli stentano a trovare cibo, non indispensabile oggi, la nevicata li lascia fermi nella maggioranza. Ma da domani se la coltre nevosa persiste è meglio mettere mano al cibo artificiale in modo da attirarli in posizioni facili per la ripresa. Il cibo è meglio metterlo all’asciutto, le mangiatoie col tetto sono le migliori e si possono costruire anche in casa con qualche assetta e voglia di bricolage. Se inizia a gelare meglio dare cibo sostanzioso e ricco di grassi. Per i granivori misto seme con parecchia colza o panico, per insettivori mangime peri merli, pasture anche per pesci con crisalidi sminuzzate, margarina, strutto, semi di arachidi e girasole (meglio se piccolo), briciole di panettone, biscotti e  merendine scadute. Potete fare anche pallottole con strutto rinvenuto e mescolato a semi vari e arachidi sgusciate e poi fatto rapprendere nel frigorifero. Pastone all’uovo per canarini misto a margarina e strutto con arricchimento di olio di fegato di merluzzo. Le larve di tenebrionidi o tarme della farina per completare l’opera di avvicinamento. Alcune specie amano mangiare al suolo e in questo caso possiamo dare mangime per galline (mais sminuzzato). Spero di esservi stato utile, buon lavoro e un saluto.

aquila-di-mare-e-neve-IMG_8584

Adulto di Aquila di mare nella nevicata. Norvegia 2013

 

Share Button
Posted in Uncategorized

Aquila di mare nel Parmense

Aquila di mare, primo inverno, parmense dicembre 2014

Aquila di mare, primo inverno, parmense dicembre 2014

Adesso che sono alcuni giorni che non la vedo  posso dare la comunicazione senza aspettarmi disturbi come nel passato, quando trovando un roost di Gufo di palude e non avendo tenuta nascosta la notizia avvenne l’inverosimile con autofotonaturalisti da tutta Italia. Tra i miei modus operandi c’è un fortissimo rispetto per gli uccelli e cerco sempre di arrecare a quelli che intendo fotografare il minimo disturbo indispensabile. A volte desisto, ma le mie ultime vicissitudini mi hanno insegnato che un sano silenzio è preferibile quando hai persone un tempo amiche che hanno vissuto per anni sulle tue scoperte ornitologiche, finendo poi per approppriarsene. Quindi ho deciso di passare per la maggior parte del tempo inosservato osservatore. Ma qualche volta come avrete letto nel blog qualche notizia interessante la devo anche comunicare. E’ il caso di questa Aquila di mare, un giovane del primo inverno che dopo parecchi giorni sono riuscito a documentare per dovere di cronaca e per certificarne la presenza anche con questa documentazione sul territorio della provincia di Parma. Questo individuo è stato presente per circa tre settimane, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, nella bassa pianura parmense. In un’area che va da casa mia alle aree golenali del Po dove secondo me ha passato gli ultimi giorni. La sua permanenza nell’area, in concomitanza anche a due diversi gruppi di Gru, la si deve alla presenza di acqua nelle aree golenali e  nelle aree di pianura. In alcune aree, un progetto di prelievo indirizzato a diminuirne la presenza ormai insopportabile, si notava la presenza di diverse carcasse di nutrie. Quasi quotidianamente infatti, quando ho avuto la fortuna di osservarla a tiro di binocolo, l’ho vista nutrirsi su carcasse di nutrie. Le fotografie sono state fatte in due diversi momenti, la stagione non è stata propizia nel periodo e la luce era quasi sempre grigia e quasi inesistente per ottenere fotografie migliori. A questo c’è da aggiungere poi la diffidenza dell’animale, la pratica venatoria, le strade impraticabili e il tempo inclemente. Ma la fortuna arride spesso chi persiste e conosce il comportamento degli uccelli. Dalla conoscenza possono scaturire suggerimenti utili per essere nel posto giusto al momento giusto, come ben sa chi mi conosce da vicino! Non maleditemi se sono stato zitto, l’ho fatto per l’aquila troppo spesso “turisti” dell’ultima ora hanno creato caos inutile. Un saluto.

aquila-di-mare-IMG_9359

Aquila di mare, lo stesso individuo in un momento fortunato per me

Ho trovato nell’ultima scheda appena scaricata alcune foto di alcuni giorni fa, una giornata di sole finalmente, anche se lei non era molto vicina.

Aquila di mare, parmense dicembre 2014, golena del Po

Aquila di mare, parmense dicembre 2014, golena del Po

 

 

 

 

 

Share Button
Posted in Uncategorized

Bird identification

Con questo articolo voglio iniziare un nuovo modo di insegnare il  riconoscimento on the net. Io metterò qualche volta delle immagini significatiche e non facili da identificare. Voi potete rispondermi lasciando un messaggio nell’area commenti del blog. La prima specie sembra facile ma non lo è. Comunque è una specie del Paleartico. Nel riconoscimento potete sbizzarrirvi anche nel cercare di identificare il sesso e l’età. Alla fine del mese di dicembre integrerò l’articolo con la descrizione e le caratteristiche che portano ad una evidente identificazione del soggetto. Buon divertimento….bird

Share Button
Posted in Uncategorized

Pavoncelle

pavoncelle-IMG_1478

Gruppo in migrazione.

Oggi osservando un grosso gruppo di pavoncelle nella nebbia e vagliando le diapositive del cavaliere d’Italia da scansionare, mi sono venute nelle mani le fotografie di alcuni episodi di conservazione attiva che facevo nel passato per salvaguardare le nidiate di questa specie. La Pavoncella nidifica sul terreno e quando a fine inverno la stagione primaverile è in anticipo, le deposizioni avvengono anche nella seconda metà di marzo o nelle prime settimane di aprile. Se il terreno agricolo è poco praticabile, i lavori di erpicatura o semina primaverile sono ritardati e quando successivamente vengono svolti le prime covate vanno tutte a pallino.

pavoncella-al-nido

Femmina adulta al nido aprile 1984

Il nido è una depressione o una buchetta scavata e pestata, quasi sempre in posizione elevata se il campo non è ancora stato erpicato e sono presenti grosse zolle; in aree già erpicate o seminate viene posto normalmente  nelle vicinanze (5 metri la media riscontrata) dei fossi di scolo. Pochissimi sono risultati i nidi non guarniti da steli erbacei, paglietta secca o radichette.  Tra la primavera ‘84 e quella del 1995, ( i dati successivi li devo ancora analizzare), sono state seguite 897 coppie nidificanti e lo studio sull’uso territoriale per la nidificazione, ha dato i seguenti risultati: il 64,6% ha deposto in campi seminati a mais, il 20,8% in campi di soia, il 4,1% in campi a barbabietole, il 3,5% in campi di frumento ed orzo, il 3,1 in campi incolti ed umidi o utilizzati per lo stoccaggio delle terre di risulta dello stabilimento Eridania, il 2,6% in prati stabili umidi nelle vicinanze di zone umide, l’1,2% nell’oasi LIPU di Torrile, sulle isole appositamente costruite. Sono state osservate 560 deposizioni, così composte: l’86,1% con quattro uova, il 13,9% con tre uova. Le uova piriformi od ovali, sono di colore grigiastro, crema fulvo od olivastro, irregolarmente soffuse e macchiettate di bruno scuro. Vengono covate da entrambi i genitori per circa 29 giorni. Dalla misurazione di 456 uova si è riscontrata una media dimensioni di 45,5×33 mm., con estremi di 42-49×32-34. Nello studio della riuscita riproduttiva, sono state seguite 345 coppie, delle quali solo il 76% ha avuto esiti positivi, allevando una media di 1,7 juv/cp. (Ravasini M.,L’Avifauna nidificante nella Provincia di Parma, Ed Tipolitotecnica, 1995).

nido-di-pavoncella-apr-85

Nido di Pavoncella aprile 1985

Tra il 1985 estemporaneamente e annualmente dall’aprile 1987 e il 2000, grazie alle mie conoscenze con alcuni proprietari di terreni dove la specie si riproduceva, mettevo in atto annualmente un accordo per non distruggere le nidiate. Questa collaborazione ha dato frutti insperati, facendo aumentare in misura considerevole la riuscita riproduttiva, senza disturbare troppo le operazioni di coltivazione. Sono state approntate tre diverse tipologie d’intervento, che potrebbero essere utilizzate nei programmi ambientali e con l’aiuto di alcuni amici, ho intenzione di ricominciare a fare le stesse cose nel prossimo anno. Il progetto si articolava in tre tipologie operative:

1) Asportazione del nido durante l’erpicatura  del terreno e ricollocazione dello stesso sul sito precedente. Esiti positivi nel 100% dei tentativi effettuati.

2) Spostamento dei pulli in campi vicini o raccolta degli stessi con rilascio a lavorazione ultimata. Esiti positivi nel 100% dei tentativi. I pulcini comunque sembra che subiscano un grosso stress durante la raccolta.

3) Ma l’operazione più semplice e meno dispendiosa  in termini di tempo, ma che necessita della completa disponibilità dell’operatore agricolo, è di tralasciare una porzione di terreno incolto attorno al nido, precedentemente individuato ed appositamente reso visibile da opportune segnalazioni. Tali porzioni risultano insignificanti al fine della coltivazione  ma basilari per la riproduzione della Pavoncella, pochi operatori agricoli sono però disposti a sacrificarli. Avendo la possibilità alcune volte ho affittato i piccoli appezzamenti o mi sono accordato per un piccolo contributo.

pavoncella-erpicature356

Aprile 1985, Torrile, La fotografia mostra il piccolo pezzetto di terra lasciato incolto e non seminato. La linea nera segnala il nido.

Adesso la Pavoncella nidifica in quasi tutta la pianura parmense, in generale a nord della via Emilia, ma alcune colonie o coppie isolate sono presenti anche nei siti idonei dell’alta pianura. In questi ultimi anni si potrebbe utilizzare l’ausilio del PSR regionale, ma il caos delle deleghe regionali e lo stato delle provincie non consente di sperare al meglio.

pavoncella-nido-salvato-aprile-85-6

Un altro nido salvato dalla distruzione nello stesso campo seminato. Riuscite a vederlo?

Un saluto e Buone feste.

Share Button
Posted in Uncategorized

About

Nella sezione about del mio sito  finalmente, grazie alle diapositive scelte e scansionate, ho iniziato a scrivere i ricordi professionali, partendo dal progetto che è durato quasi una vita intera e che riguarda la creazione dell’oasi di Torrile.  Oltre ad immettere i testi del mio libro sulla storia dell’oasi ( devo decidere se renderlo scaricabile come pdf, avendolo scritto, impaginato e consegnato in questa forma agli stampatori), metterò storie nuove e aneddoti inediti, con molte fotografie che metterò in gallerie particolari o fisse. Svelerò i segreti di questo successo ancora in auge e uno dei progetti pionieri per la conservazione e tra le aree più copiate e famose d’Italia. Vedrete delle foto storiche ancora presenti nel mio archivio ed inedite, narrando anche in modo discorsivo e non scientifico, le vicende che sono state dietro a questo successo per quasi trent’anni di protezione.

Nella fotografia inserita potete osservare una delle prime occasioni nelle quali ho avuto modo di studiare e proteggere il Cavaliere d’Italia, specie poi ispiratrice per le vicissitudini che leggerete nel sito, la creazione del progetto che è stato promotore dell’oasi. Un saluto e divertitevi. Ecco il link della pagina (Il sogno realizzato)

Pulli in schiusa in un nido presente nelle vasche di decantazione dello stabilimento Eridania.

Pulli in schiusa in un nido presente nelle vasche di decantazione dello stabilimento Eridania.

Share Button
Posted in Uncategorized

Le migliaia di diapositive

Ebbene sono già 4500 le diapositive del mio archivio ad essere state tradotte in pixel. Il nuovo scanner funziona benissimo e le foto che vedete in questo post ne sono la prova. Tuttavia non è sempre facile la scansione. Se pensiamo che sono tutte foto storiche, l’età delle diapositive va dal 1980 alla fine del 2000 per le ultime pellicole fatte con la Nikon F5. Molte hanno il segno del tempo e i batteri le stanno aggredendo mangiando, si notano i fori di colore chiaro ancora piccoli ma in aumento. La polvere che si è posata coprendo come una patina l’emulsione crea seri problemi di nitidezza e le scansioni finiscono nel cestino.

Molte devo pulirle, questa fotografia del mio primo viaggio in Grecia (la vedrete anche nelle pagine dei viaggi quando ve lo racconterò) è stata lavorata per circa mezz’ora, ha ormai trent’anni e non li dimostra.

Vagliando le scatole, i plasticoni e i contenitori ho trovato delle immagini che non mi ricordavo di avere, in special modo quelle dei gobbi rugginosi che feci nella Spagna meridionale (Coto Donana e dintorni) nel secondo viaggio in quel paese proprio alla ricerca di questa specie. In quel periodo vigeva l’interesse per la sua conservazione in Italia e diversi viaggi scoperta li feci anche nelle aree umide della Sardegna.

Fortuna che qualcuno ha inventato i programmi di fotoritocco e che questi fanno miracoli.

Grecia I resti del tempio di Capo Sunio, Luglio 1985

Grecia I resti del tempio di Capo Sunio, Luglio 1985

Le fotografie mi servivano per meglio studiare gli uccelli e non ricordo le ore trascorse nell’aspettare uno scatto buono. Ma non eri mai sicuro del risultato, adesso si guarda subito il risultato nel monitor della camera, ma nel passato oltre ad avere sempre la luce al minimo non potevi sgarrare. Questa fotografia di Cinciarella è del maggio 1982, un’Ektachrome 64 asa, lo si vede dai blu con un minimo di magenta, le Fuji erano più dure e le riconoscevi dai verdi, noi le tiravamo a 125 per avere più velocità d’otturazione. Se era nuvoloso tenevi la macchina nello zaino se potevi, se morivi dalla voglia di scattare alla fine il risultato finiva sempre nel cestino. E che dire delle litigate con gli sviluppatori per le diapositive rigate, cambiavi negozio ma dopo un pò era la stessa solfa e ti riducevi a montarle nei telaietti da solo. La fotografia del Gobbo rugginoso maschio, gennaio 1992, giornata nuvolosa e con “venticello peloso”, è stata fatta con una Kodachome 64 asa, nella Spagna meridionale.

A parte le battute denigrative mi fa piacere salvare il mio patrimonio di ricordi e di poterlo condividere con chi avrà la pazienza di seguirmi. Un saluto.

 

cinciarella--c15.jpggobbo-rugginoso-maschio-donana-genn-92.jpg

Share Button
Posted in Uncategorized

Le Rane sono estinte?

Stamattina andando nel laghetto dietro casa per iniziare la costruzione del capanno, ho trovato nella vasca che sarà la parte bassa e interrata, due ranocchie galleggianti. Ebbene sono ancora fuori, non in letargo!

Contento per la loro presenza che significa riproduzione nell’area e quindi aumento del cibo presente in situ= migliore appetibilità del GdM, facevo una considerazione sui cambiamenti che ho visto  nella nostra provincia e non solo. Uno dei tanti mestieri ormai scomparsi è il Pescatore di rane, presenza comunemente osservabile lungo i canali della bassa, nelle ex cave e nelle zone umide, nei mesi tardo primaverili e estivi. Munito di una semplice canna con ancorina finale alla cui cima era legato uno straccetto colorato o dei piccoli fiocchetti multicolori, vagava sulle rive alla ricerca delle rane affioranti. Riforniva diverse trattorie locali della bassa pianura. Chi non ha provato a catturarle? Ricordo le spedizioni giovanili in notturna con le lampade a carburo per accecarle e prenderle, anzi raccoglierle con le mani.

Tipico pescatore di rane in tenuta estiva

Tipico pescatore di rane in tenuta estiva

Mia nonna materna ne andava matta e negli ultimi anni della sua vita, vivendo con noi, era felicissima quando facevo delle sortite per catturarle o tornando da uscite ornitologiche ne portavo a casa una trentina per mangiarle con lei. Era un rito la ripulitura (si pelavano come un coniglio, dalle zampette dietro), passate poi nell’uovo e nel pane finivano in una capiente padella con olio extra vergine. Così croccanti venivano abbinate a prosciutto crudo e salame con torta fritta e una bottiglia di lambrusco. Ma ormai sono ricordi, mia nonna ci ha lasciato come pure le rane, sempre meno visibili sul territorio.

Ma la causa non è certamente da imputare alla loro raccolta, la distruzione del loro habitat, la ripulitura dei fossi e dei canali in periodo primaverile ed estivo, l’inquinamento delle acque sempre più pressante, stanno dando il corpo mortale a queste specie di anfibi, ma non solo a loro. Ci manca quotidianamente un pezzetto di cielo e di terra.

Queste sono le elucubrazioni, i ricordi e le speranze che la vista di due giovani ranocchie ormai svezzate mi ha liberato. Sono anni che non mangio più le rane, l’ho deciso dopo la morte di mia nonna ma anche quando ho realizzato che stavano scomparendo. Non le ho mai catturate nell’oasi nè le catturerò nel GdM. Una nuova casa anche per loro, oltre alle piante più rare della provincia!!

Un saluto!

Una Rana esculenta si riposa su una foglia di Nannufero.

Una Rana esculenta si riposa su una foglia di Nannufero.

Share Button
Posted in Uncategorized

Il restyling del mio sito web

Grazie all’aiuto dell’amico Stefano ho rinnovato il mio sito web, con un nuovo stile, forse più pulito e bello dell’altro, almeno meno povero.

Lo sto, con fatica, arricchendo con nuove pagine…sto scansionando le mie diapositive per avere il materiale da scegliere e quindi da inserire nella sezione viaggi che sarà molto corposa. Racconti di viaggio e notizie utili vi vogliono trasmettere le sensazioni che mi hanno procurato i posti meravigliosi che ho avuto la fortuna di vivere, sempre alla ricerca della bellezza e delle varie specie animali che vi vivono. Piano piano sarà ripercorrere la mia parte viaggiatrice…ho infatti avuto la fortuna di calcare i posti più belli del mondo, di osservare, studiare, fotografare e filmare moltissime specie animali e non solo. Rileggendo i miei taccuini di campagna cercherò di farvi vivere i momenti più esaltanti, “dalla notte trascorsa in un capanno fatto in un villaggio Maya a poca distanza da una coppia di Puma, aspettando la luce giusta per poterli fotografare; al mio primo incontro con un rinoceronte e un leone; agli spruzzi che mi bagnarono e quindi foto perse, nel primo incontro con le Orche nella baia di Vancouver , eccetera eccetera!”  Certamente le fotografie magari non saranno tutte all’altezza dei più rinomati fotoreporter o se paragonate alle possibilità fotografiche attuali; si fotografava con diapositive che avevano 25,50,64,magari tirate a 125, le pellicole a 200 o 400 Iso erano inenarrabili per la grana…infatti mi fa sorridere avere adesso la possibilità di utilizzare 12000 iso e non avere rumore. Qualcuno mi ha chiesto, ma come si faceva a fotografare allora!! Ricordo le ore interminabili passate nei capanni costruiti da noi senza vedere nulla o per fare 10 scatti decenti in una giornata. Adesso esistono posti dove si fotografa con un 200, basta pagare e la pappa è servita in tavola con tutti i crismi, altri tempi.

_Napali-coast-Kawaii-agosto-99

Una vista spettacolare sulla Napali Coast, a Kauai, nell’arcipelago delle Hawaii. Uno dei posti più belli che ho visto. Agosto 1999.

Questa fotografia è un esempio di quello che vedrete in seguito. Nelle sezioni dopo il 2000 inserirò anche video e fotogrammi, visto che da quando mi hanno rubato l’attrezzatura e fino al 2011 ho filmato solamente.

Bene non vi voglio tediare oltre.

Un saluto e grazie del supporto se mi seguirete.

Share Button
Posted in Uncategorized