Pavoncelle

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Gruppo in migrazione.

Oggi osservando un grosso gruppo di pavoncelle nella nebbia e vagliando le diapositive del cavaliere d’Italia da scansionare, mi sono venute nelle mani le fotografie di alcuni episodi di conservazione attiva che facevo nel passato per salvaguardare le nidiate di questa specie. La Pavoncella nidifica sul terreno e quando a fine inverno la stagione primaverile è in anticipo, le deposizioni avvengono anche nella seconda metà di marzo o nelle prime settimane di aprile. Se il terreno agricolo è poco praticabile, i lavori di erpicatura o semina primaverile sono ritardati e quando successivamente vengono svolti le prime covate vanno tutte a pallino.

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Femmina adulta al nido aprile 1984

Il nido è una depressione o una buchetta scavata e pestata, quasi sempre in posizione elevata se il campo non è ancora stato erpicato e sono presenti grosse zolle; in aree già erpicate o seminate viene posto normalmente  nelle vicinanze (5 metri la media riscontrata) dei fossi di scolo. Pochissimi sono risultati i nidi non guarniti da steli erbacei, paglietta secca o radichette.  Tra la primavera ‘84 e quella del 1995, ( i dati successivi li devo ancora analizzare), sono state seguite 897 coppie nidificanti e lo studio sull’uso territoriale per la nidificazione, ha dato i seguenti risultati: il 64,6% ha deposto in campi seminati a mais, il 20,8% in campi di soia, il 4,1% in campi a barbabietole, il 3,5% in campi di frumento ed orzo, il 3,1 in campi incolti ed umidi o utilizzati per lo stoccaggio delle terre di risulta dello stabilimento Eridania, il 2,6% in prati stabili umidi nelle vicinanze di zone umide, l’1,2% nell’oasi LIPU di Torrile, sulle isole appositamente costruite. Sono state osservate 560 deposizioni, così composte: l’86,1% con quattro uova, il 13,9% con tre uova. Le uova piriformi od ovali, sono di colore grigiastro, crema fulvo od olivastro, irregolarmente soffuse e macchiettate di bruno scuro. Vengono covate da entrambi i genitori per circa 29 giorni. Dalla misurazione di 456 uova si è riscontrata una media dimensioni di 45,5×33 mm., con estremi di 42-49×32-34. Nello studio della riuscita riproduttiva, sono state seguite 345 coppie, delle quali solo il 76% ha avuto esiti positivi, allevando una media di 1,7 juv/cp. (Ravasini M.,L’Avifauna nidificante nella Provincia di Parma, Ed Tipolitotecnica, 1995).

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Nido di Pavoncella aprile 1985

Tra il 1985 estemporaneamente e annualmente dall’aprile 1987 e il 2000, grazie alle mie conoscenze con alcuni proprietari di terreni dove la specie si riproduceva, mettevo in atto annualmente un accordo per non distruggere le nidiate. Questa collaborazione ha dato frutti insperati, facendo aumentare in misura considerevole la riuscita riproduttiva, senza disturbare troppo le operazioni di coltivazione. Sono state approntate tre diverse tipologie d’intervento, che potrebbero essere utilizzate nei programmi ambientali e con l’aiuto di alcuni amici, ho intenzione di ricominciare a fare le stesse cose nel prossimo anno. Il progetto si articolava in tre tipologie operative:

1) Asportazione del nido durante l’erpicatura  del terreno e ricollocazione dello stesso sul sito precedente. Esiti positivi nel 100% dei tentativi effettuati.

2) Spostamento dei pulli in campi vicini o raccolta degli stessi con rilascio a lavorazione ultimata. Esiti positivi nel 100% dei tentativi. I pulcini comunque sembra che subiscano un grosso stress durante la raccolta.

3) Ma l’operazione più semplice e meno dispendiosa  in termini di tempo, ma che necessita della completa disponibilità dell’operatore agricolo, è di tralasciare una porzione di terreno incolto attorno al nido, precedentemente individuato ed appositamente reso visibile da opportune segnalazioni. Tali porzioni risultano insignificanti al fine della coltivazione  ma basilari per la riproduzione della Pavoncella, pochi operatori agricoli sono però disposti a sacrificarli. Avendo la possibilità alcune volte ho affittato i piccoli appezzamenti o mi sono accordato per un piccolo contributo.

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Aprile 1985, Torrile, La fotografia mostra il piccolo pezzetto di terra lasciato incolto e non seminato. La linea nera segnala il nido.

Adesso la Pavoncella nidifica in quasi tutta la pianura parmense, in generale a nord della via Emilia, ma alcune colonie o coppie isolate sono presenti anche nei siti idonei dell’alta pianura. In questi ultimi anni si potrebbe utilizzare l’ausilio del PSR regionale, ma il caos delle deleghe regionali e lo stato delle provincie non consente di sperare al meglio.

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Un altro nido salvato dalla distruzione nello stesso campo seminato. Riuscite a vederlo?

Un saluto e Buone feste.

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