Hippo, ovvero l’Ippopotamo

Il caldo si sta facendo opprimente in questa parte abbastanza arida del parco, solamente una lieve brezza e il fatto che l’auto è quasi completamente aperta non ti permettono di sudare. Il fiume Rojewero si snoda in una piccola valle e con la strada siamo quasi all’altezza delle piante più alte, poi scende e si porta quasi alla stessa altezza, la vegetazione rivierasca è primigenia e a tratti foltissima con piante pluricentenarie. Nei tratti visibili e a corrente più lenta cerco il finfoot, ma niente anche stavolta. Decidiamo di fermarci alla Hippo pool, disertata quando il livello era più alto e la corrente più estrema. In un primo momento non si vede niente, poi increspature qui è là dove la corrente è più lenta e affiorano le teste….prima una, poi un’altra, poi tre, un piccolo che si struscia contro la madre e cerca di galleggiare meglio appoggiandosi al garrese. Sono Hippos, Ippopotami, Kiboko in swahili!

Mamma Hippo con figlio

Mamma Hippo con figlio

La visione in questo tratto di acque calme è letteralmente primigenia, le palme rafia sono centenarie e lo scorcio che immortalo mi riempie di meravigliosa gioia! Li osservo per una quindicina di minuti…emergono sbuffando o facendo esplodere migliaia di minuscole goccioline che si colorano d’arcobaleni in miniatura, come imprigionati nelle gocce d’acqua, al tocco del controluce. Mi guardano placidamente da pochi metri, poi come irritati si ritirano sott’acqua.

La cosiddetta Hippo-pool lungo il Rojewero River nel Meru National Park

La cosiddetta Hippo-pool lungo il Rojewero River nel Meru National Park

Cavalli acquatici come li avevano classificati i primi naturalisti esploratori nel passato. In effetti sono quasi sempre nell’acqua, di norma trascorrono soltanto 5 ore fuori, verso sera o di notte a seconda del disturbo, la loro pelle non resiste fuori al sole cocente. A volte nelle paludi del Maasai Mara si possono osservare anche di giorno fuori acqua, spesso nelle ore mattutine o col cielo coperto e minacciante pioggia. Un esemplare adulto pesa tra i 500 e i 2500 chili se femmina e arrivare a 3200 chili se maschio. Il cibo è composto in maggioranza da erba e ne può ingerire fino a 60 chili in una notte, strappando i ciuffi completi con le labbra, muovendo di scatto la testa. Le specie più appetite sono dei generi Cynodon, Panicum, Brachiara, Themeda, Chloris e Setaria.

Animali sociali hanno però una gerarchia speciale e spesso i dominanti dimostrano la loro superiorità spandendo con la coda mossa lateralmente, urina e feci in faccia ai contendenti…

Le unità stabili sono normalmente costituite da gruppi familiari di femmine e i figli non ancora maturi. Tuttavia associazioni di scapoli e femmine sono molto variabili nella composizione e nel numero. I maschi territoriali difendono un tratto di fiume e sono aggressivi solamente quando le femmine di un gruppo presente nel tratto sono in calore. Allora possono scoppiare liti spesso abbastanza violente, che iniziano con una serie di gutturali “honk…honk” emessi in successione e con l’esposizione delle zanne a bocca aperta. Se questo non soddisfa i due rivali si fronteggiano a bocca aperta spingendosi o cercando di fare “braccio di ferro” con la bocca aiutati dai muscoli del collo.

Lascio questo angolo di paradiso per tornare al campo e lungo il tragitto conto un centinaio di ghiandaie marine. Sono dappertutto e mi diverto a fotografare i diversi individui.

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Maschio della sottospecie asiatica

Ma lo spettacolo vero, in questo momento, sono le centinaia di migliaia di quelee che si incontrano ovunque nel parco. Gruppi compatti che si muovono tra le varie praterie erbose mangiando i semi delle numerose graminacee presenti. Ci fermiamo al cross di cemento sul Mulika river, alla fine della omonima palude ricchissima di vegetazione che copre ovunque l’acqua. Migliaia di individui si radunano su un cespuglio per poi buttarsi nell’acqua per un bagno o posandosi vicino per bere in un continuo e inarrestabile movimento. Centinaia lasciano il cespuglio e centinaia vi si posano in un continuum che toglie il fiato. Scatto foto su foto ma impossibile isolarne qualcuna, meglio l’obbiettivo corto.

un'immagine dello spettacolo delle quelle al bagno e abbeverata

un’immagine dello spettacolo delle quelee  al bagno e abbeverata

 

Dopo mezz’ora di continuo andirivieni decido di andare verso “casa” dove mi aspettano i gnocchi di spinaci…

Un saluto.

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