Nuovo gamedrive nel Meru NP

Stagione stranissima quest’anno…nuvoloni bassi e grigi tutte le mattine e umidità da paesi tropicali! Decido di alzarmi presto, anche perché si va a letto alle 9 e alle 4 si è già svegli a rigirarsi nel letto. Stamattina la temperatura ricorda le mattinate di settembre sugli appennini, non minaccia pioggia ma la luce è quanto di meno favorevole per la fotografia.

Si parte alle sette dopo colazione e un pallido sole affiora sotto lo strato cenere che ricopre la volta celeste, il primo tratto nell’area boscosa riserva solamente qualche specie comune e diversi usignoli in pieno canto, alcuni si sono spostati dal campo e magari sono gli stessi. Dei rinoceronti solo tracce.

 

African golden weaver

African golden weaver

Nelle praterie aperte con tratti di palude vegetata cantano i tessitori dorati che stanno costruendo i nidi tra le foglie del Papiro, mentre una coppia di giraffe si fa vedere nella parte più aperta. Il piccolo ha forse due settimane e sta molto vicino alla madre che lo lecca continuamente. Si guardano intorno, è il periodo più pericoloso per una giovane giraffa, iene e  leoni possono sopraffare velocemente una femmina adulta da sola e uccidere il piccolo. Faccio qualche foto, nel frattempo la luce è diventata piacevole e i raggi del sole intiepidiscono l’ambiente.

Giraffe , madre e piccolo

Giraffe , madre e piccolo

 

Le coccole della madre

Le coccole della madre

La vista sulla piana con il contorno delle Nyambene Hills è fantastica, rotta qui e là dalla presenza delle palme Doum in crescita. Sulla testa mi volano centinaia di rondini eurasiatiche ancora in svernamento, con i giovani che non hanno ancora terminato la muta da adulti e sembrano altre specie come la Rondine etiope o i giovani di Codalira. Ci sono pochissimi balestrucci e nessun Topino. Variopinti gruccioni golabianca svolazzano catturando le farfalle che passano loro a tiro, mentre albanelle minori e falchi di palude volteggiano in lontananza.

Gruccioni golabianca nella tradizionale parata di coppia

Gruccioni golabianca nella tradizionale parata di coppia

Tutto normale, cambiamo area e ci spostiamo in una zona a cespugli bassi che generalmente è arida, con nudo terreno rosso e erba gialla dove è presente; adesso è invece  molto verde e in fiore, con compatte zone di erba anche abbastanza alta. Si iniziano a vedere le innumerevoli ghiandaie marine (alla fine il conteggio odierno sarà 187) e nuvole di Quelee beccorosso che mi ricordano  i voli degli storni in inverno. Nessun gatto all’orizzonte, solo tracce di due iene macchiate (difficili da incontrare nel parco, qui sono molto riservate e caute).

Una delle ghiandaie marine osservate oggi

Una delle ghiandaie marine osservate oggi

Le ghiandaie marine sono veramente dappertutto adesso, fiocchi azzurri sul verde dei cespugli. La vista di un enorme Baobab pieno di foglie è incredibile, è la prima volta in dieci anni che ne vedo uno così pieno. E’ veramente un albero spettacolare. Altri ne vedrò nella mattinata in una zona più arida con la cima già ingiallita.

il Baobab della descrizione

il Baobab della descrizione

Tra le diverse albanelle comuni che volano a caccia sull’altopiano una attira la mia attenzione, decido di aspettarla e quando è abbastanza a tiro scatto diverse foto, si rivelerà una pallida del secondo calendario. Contento decido che è ora per la colazione nel bush e ci dirigiamo al punto di osservazione sul fiume Rojewero. Qui in una piattaforma di legno  o di quel che resta dopo le inondazioni,  ci affacciamo sulle rapide e con calma sorseggiamo il caffè con biscotti, mangiamo la banana e il sandwich con uovo, più juice di arancia. Sulle rocce che spuntano tra le rapide svolazza una coppia di Ballerine bianche africane, mentre un coccodrillo di circa un metro e mezzo si mimetizza tra i tronchi rimasti impigliati tra le rocce. L’area è alla foce del fiume Mutundu col Rojewero e in una area nascosta ad acqua calma speravo di vedere l’African finfoot, la mia bestia nera (non sono ancora riuscito a fotografarla), una specie di ibrido tra un rallo, un’anatra di tuffo e una strolaga, molto schiva e rara a vedersi. Poi ci dirigiamo alla Hippo-pool dove fotografo alcuni ippopotami, ma è a metà strada al ritorno che troviamo un gruppo di elefanti. Si tratta di un cross del fiume famoso, l’unico ben percorribile, vediamo alcuni elefanti giovani che si rincorrono giocando e facendo la pantomima della carica, poi ci fiutano e si nascondono dietro la vegetazione dell’altra riva. Decidiamo di aspettare e dopo circa 15 minuti con l’arrivo delle femmine si dirigono all’abbeverata. Non ho una visione speciale, le sponde sono abbastanza ripide per l’auto e sulle sponde la vegetazione è piuttosto ricca, scatto diverse foto, ma la mezz’ora passata a osservare e fotografare questi animali meravigliosi è sempre impagabile. Osservare le diverse caratteristiche caratteriali nel gruppo è affascinante e ti fa gioire della fortuna che ho a raccontarvi queste sensazioni. Io le vivo di persona ed è tutt’altra cosa.

Il gruppo all'abbeverata

Il gruppo all’abbeverata

 

Ma spero di trasmettervi al meglio tutto quanto.

Un saluto alla prossima.

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Svernamento 5

La saga continua…diario del 25 gennaio 2016

La luna piena dell’Equatore al culmine è particolarmente luminosa, proiettanti nella foresta del campo una luce diffusa a dominanza azzurrina. Le piante secolari si dipingono di scuro scandendo i giochi di luce notturni come fantasmi a guardia di un tesoro nascosto. I flash delle lucciole rendono fatato il cammino e gli squarci permettono di spaziare in un cielo radioso di lanterne, come è difficilmente dato di vedere alle nostre latitudini…

Alle cinque l’aspro e acuto chiacchiericcio di un Galagone che sta mangiando i frutti della Amarula sulla tenda, mi sveglia, è ancora buio e devo accendere la luce per vestirmi. Accompagnerò al cancello principale di Murera i tre turisti che hanno paura di perdersi nei meandri del parco. Poi con Rashid che mi farà da autista e guida farò un altro “safari”.

Le prime luci dell'alba nel Rhino River Camp

Le prime luci dell’alba nel Rhino River Camp

Per “safari” si intende un gamedrive nel parco alla ricerca degli animali e la parola deriva dallo swahili e significa “viaggio”. Nel passato e particolarmente nel periodo colonialista il termine safari era purtroppo associato alle battute di caccia ai grandi mammiferi e rese celebri dai libri di personaggi come Ernest Hemingway e Karen Blixen, o da film sul Continente nero. Questo portò alla decimazione delle varie specie e alla fine degli anni ’60, con l’aumento della presa di coscienza e l’inizio del conservazionismo e lo sviluppo del turismo naturalistico fu sancita la fine di questo periodo e l’avvio di una nuova era con la creazione dei parchi e delle riserve. Del triste periodo rimane però un termine ancora in uso e utilizzato per definire la qualità di una serie di safari ben riusciti; il termine  è “Big Five”. Letteralmente significa avere avuto la fortuna di osservare le cinque specie più caratteristiche (e pericolose per i cacciatori nel passato) e cioè: Leone, Leopardo, Elefante, Rinoceronte e Bufalo cafro!

Un maschio di Bufalo di circa 8 quintali passa a cinque metri dalla jeep

Un maschio di Bufalo di circa 8 quintali passa a cinque metri dalla jeep

A parte questo, la meraviglia che si prova in ogni gamedrive è spesso associata a panorami ancora sconfinati e le varie sensazioni che si provano a sentire l’odore del “bush”, il suono degli animali, la scoperta di specie mai viste e assaporare l’aria argentina di una mattinata radiosa di luce, riporta sempre a ricordi ancestrali.

Il senso di libertà che provo tutte le volte che entro nel parco è paragonabile agli spazi ancora incontaminati che regala il Meru NP e che non mi stancherò mai di visitare e di descrivere.

Bene dopo aver lasciato i vageni olandesi al gate prendiamo una carrareccia per il Murera River, area molto diversa da quella che incontro solitamente nel santuario dei rinoceronti. L’ambiente è più aperto con praterie punteggiate da giganteschi sicomori dal denso fogliame verde scuro e da gruppi di Acacie delle febbre gialla dalla corteccia verde-giallastra. Se ti allontani dal fiume inizia una savana ondulata con cespugli bassi e aree a graminacee molto estese che ricordano alcune aree del Masai Mara.  Passiamo un’area a densa copertura cespugliosa che ci chiude le parti laterali e vediamo un maschio di elefante tra i cespugli della nostra desta, è enorme e penso sia sui 50 anni d’età. Le zanne non sono molto lunghe, erose dall’uso prolungato negli anni, è seminascosti, fermo e sembra dormire. Dal fondo della galleria di cespugli irrompe blandamente un secondo maschio altrettanto grosso ma più giovane, sui 35-40 anni, ci fermiamo e aspettiamo…lui continua imperterrito a brucare le cime dei bassi cespugli, poi lentamente si avvicina non facendo minimamente caso alla nostra presenza. Giunto a dieci metri da noi sembra accorgersi della macchina e inizia a dar segni di nervosismo, si ferma con la proboscide al suolo come a pensare il da farsi, poi inizia uno show spettacolare per chi conosce le manifestazioni della specie, terrificante per chi non è avvezzo a certi segnali. Dimena la testa, apre e chiude le grandi orecchie, brontola, dondola la proboscide, muove il corpo avanti e indietro. Poi alza la proboscide e parte alla carica fermandosi a due metri dall’auto…scatto foto a ripetizione anche se la luce non aiuta e nel contempo sorrido internamente per un’altra emozionante lezione di biologia animale dal vivo. Dopo aver fatto la finta carica e aver avuto il nostro rispetto si rimette a mangiare accanto alla macchina e dopo cinque minuti ci libera la strada andando nel folto dei cespugli alla mia sinistra. Un maschio di Aquila dal ciuffo ha osservato tutta la scena da un ramo di una palma Doum e mi passa accanto successivamente permettendomi altre buone foto anche se col cielo di un grigio esasperante.

Un momento della carica, foto fatta col 50 mm

Un momento della carica, foto fatta col 50 mm

La sensazione di ricerca e scoperta non ti abbandona mai e in una piccola vallecola scopriamo un gruppo misto di orici beisa, Gerenuk, gazzelle di Grant e bufali. Spettacolo!! Tutti insieme in una piccola porzione di spazio. Uno Sparviere shikra mi saetta vicinissimo inseguendo una Tortora delle palme ma le foto non riescono. Osservo per un po’ questa visione bucolica con un maschio di Grant che fa valere la forza delle sue corna e la stazza sugli altri scapoli che formano la squadra. Un incessante “dididilili” attira la mia attenzione e dopo un giro di binocolo catturo un maschio immaturo di Rosy-patched bush-shrike. Decidiamo di muoverci ma un gruppo di cutrettole atterra nello spazio libero dalla vegetazione e faccio qualche foto alle sottospecie asiatiche “beema” e “lutea” in abiti che non si osservano in Europa o Asia. Inseguiamo due falchi di palude in questo vasto altipiano e con fortuna un bellissimo maschio si lascia immortalare mentre mi guarda passandomi a tiro.

Maschio adulto di Falco di palude

Maschio adulto di Falco di palude

Continuiamo la scoperta dopo aver fatto colazione alla Mulika airstrip, la piccola pista di atterraggio di un lodge chiuso da tempo. Nella vasta savana poco alberata e cespugliosa si aggirano diverse albanese minori femmine e falchi di palude di entrambi i sessi, conto alla fine 150 ghiandaie marine, in aumento le rondini e lungo la strada a caccia di bruchi diversi Cuculi dal ciuffo.

 

Cuculo dal ciuffo, immaturo del secondo calendario, con preda

Cuculo dal ciuffo, adulto in muta  con preda

L’elenco delle specie osservate si allunga ed è giunta anche l’ora di tornare al campo, il lavoro mi attende ho ancora vageni da sbrigare. Anche se la luce non era spettacolare ho aggiunto al cassetto nuove foto che metterò in una gallerie a giorni. Un saluto

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Meru National Park 23 gennaio 2016

Alba nel Rhino River Camp

Alba nel Rhino River Camp

Libero da incombenze manageriali decido di fare un game drive solitario nel parco per rilassarmi e fare foto a quello che capita. La giornata è splendida e la luce spettacolare, il cielo è di un intenso color turchese, una fresca brezza muove le foglie e suggerisce la camicia a maniche lunghe per le prime ore. Passando da Kanjoo, la sede dei rangers del KWS a tutela del santuario dei rinoceronti, li vedo attorno ad una delle loro macchine, decido di salutare gli amici e vado al loro campo. Giusta decisione avevano bisogno di aiuto, batteria a terra… Wachira il capo dei rangers mi chiede se posso aiutarli:” …per forza rafiki (amico  in swahili) sono qui per questo…”. Rimuovono la batteria dalla mia macchina , mettono in moto la loro.

Un maschio di Tessitore testanera mentre costruisce un nuovo nido

Un maschio di Tessitore testanera mentre costruisce un nuovo nido

Nel campo dei rangers le due piante di Papaia sono prese d’assalto dai tessitori testanera che stanno costruendo i nidi e il loro vociare è simbolo di stagione riproduttiva. I maschi tornano con fili d’erba per costruire la semplice coppa chiusa con l’ingresso da sotto che dovrebbe attirare una femmina. Finito il nido i maschi si mettono a testa ingiù con ali semiaperte e tremolanti, emettendo un chiacchiericcio fischiato. Se una femmina entra nel nido e non lo gradisce, il povero maschio deve iniziarne uno nuovo. Scatto diverse foto e dopo circa venti minuti sono sulle strade inenarrabili alla ricerca di altre possibili foto. Non ho fortuna con i rinoceronti e nemmeno per le faraone crestate osservate giorni fa. Vado avanti sperando nel meglio, alcune aree notoriamente aride del parco cominciano ad ingiallire è incredibile come bastino due giorni per mutare sostanzialmente le condizioni. Sto vagliando questo altipiano dalla rada vegetazione arborea alla ricerca del fatidico Corrione di Heuglin…Le alte Acacie tortilis, vengono sfiorate da una coppia di falchi di palude e da una femmina di Albanella minore, forse quella che ho fotografato ieri. Il contrasto tra il volo leggero di questo rapace e il velocissimo decollo delle grandule faccianera che si alzano spaventate è notevole, accompagnato da colori resi vivi dall’ora e dal sole.

L'area ad erba gialla con l'Albanella minore in caccia

L’area ad erba gialla con l’Albanella minore in caccia

L’area aperta è senza grossi animali, ma diverse specie di uccelli sono presenti e tra questi ricordo un solitario Nibbio bianco in spirito santo, alcune allodole alirosse che emettono un monotono “didelì” dalla cima dei radi cespugli, gruppi erranti di Quelea beccorosso, un’ Aquila rapace e una dalla lunga cresta, ma lontanissime e finalmente la fortuna comincia ad arridermi, qualche Ghiandaia marina posata. Mi avvicino ad una vicina al ciglio della strada e la immortalo, ne arriva un’altra ed iniziano a duettare con un basso vociare gracchiante. Sono maschio e femmina e quest’ultima inizia una specie di danza con inchini mentre il maschio si allunga alzando la testa in verticale. Seguo tutte le fasi dei rituali di corteggiamento scattando numerose foto e immortalando anche alcune fasi con la piccola telecamera che ho con me. Continuano nella loro danza amorosa con la femmina che sembra invitarlo all’accoppiamento, che per mia malasorte non avviene, si involano invece.

La coppia in corteggiamento

La coppia in corteggiamento

Continuo nelle mie perlustrazioni e incontro una coppia di Averle Taita e una di Falco pigmeo. Poi mi apposto sotto un’altra Ghiandaia marina e la fortuna mi arride, questa si butta tra le erbe in fiore e ritorna sul ramo con una grossa cavalletta nel becco…..inutile dire che le foto sono fioccate a raffica….

 

Una delle foto della Ghiandaia marina con la cavalletta

Una delle foto della Ghiandaia marina con la cavalletta

Contento torno al campo perché la luce comincia a diventare troppo dura, lungo il tragitto incontro un rinoceronte bianco molto schivo e un maschio di ghiandaia marina che immortalo a pieno fotogramma.

Solo nel parco è una sensazione indescrivibile, orizzonti senza fiato selvaggi come madre natura ha creato, ti toccano nel profondo…lontano dalla frenesia delle città civili…mi ha fatto bene!

Un saluto

 

 

 

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Svernamento 4

Nuvole basse e color grigio fumo sono sospinte da un leggero vento proveniente da est e coprono un tratto di savana alberata sulle alture di Mulika, brandendo le corna della immensa mandria di bufali al pascolo a margine della Mulika swamp punteggiata dai rami a candelabro delle  Doum Palm Hyphaene thebaica. Le basse nuvole si sfilacciano arrotolandosi in spirali grottesche sulle cime e un ingobbito Avvoltoio torgo sorveglia la mandria.

Gruppi infreddoliti di Rondini euroasiatiche si fermano per una pulizia straordinaria sui fili esterni che portano l’energia elettrica al parco, scendo e riesco a fotografare alcune immagini che non osservo da tempo in Italia. Un gruppo numeroso di rondini sui fili, ricordi di gioventù-

Rondini

Rondini

Rondini euroasiatiche sui fili elettrici

Rondini euroasiatiche sui fili elettrici

L’apparire del sole cambia ogni cosa, tutto si colora e prende vita.

Parco in fiore

Parco in fiore

 

Delle numerose coppie di Fire-fronted bishop che nella scorsa settimana punteggiavano i bassi cespugli adiacenti il tratto di strada verso Murera gate, permettendomi belle foto di questa nuova specie, non cè più traccia. I loro voli ad ali sfarfallanti come piccole creature meccaniche sono finiti e forse anche la loro stagione riproduttiva, al loro posto cominciano a ritornare le Grandule faccianera. Non ho ancora capito queste fasi di presenza/assenza. Nelle alte erbe che fanno sembrare uniformi le aree aperte canta il Beccamoschino, unica specie  di cisticola che riesco ad osservare in questo periodo.

Firefront bishop male

Firefront bishop male

Nelle aree cespugliose è un esplosione di vita e le prime nuvole di Quelea beccorosso e tessitori castani si muovono nei prati di graminacee in seme.

Gazzelle di Grant con Acacie ad ombrello

Gazzelle di Grant con Acacie ad ombrello

 

Un gruppo misto di Gazzelle di Grant e Zebre comuni ci guarda passare, mentre una femmina adulta di Albanella minore sfiora col volo basso le corolle in fiore di Ipomoea e si ferma a pochi metri dalla strada, ci avviciniamo e riesco a fotografarla.

 

Femmina adulta di Albanella minore, dalla colorazione dell'iride sembra essere nel terzo anno di vita

Femmina adulta di Albanella minore, dalla colorazione dell’iride sembra essere nel terzo anno di vita

Mentre ritorno per la stessa strada al campo il sole ha spazzato via le nuvole e col caldo migliaia di piccole farfalle bianche e gialle sono dappertutto. E’ una migrazione in massa di queste due specie africane, entrambe della famiglia Pieridae: African migrant o Common Vagrant Catopsilia clorella e una specie del genere Belenois. Incredibile osservare migliaia di queste piccole creature migrare con direzione nordest. Nei giorni scorsi andando verso Meru town avevo osservato questa incredibile presenza. ovunque lungo la strada, piccole pezze bianche e gialle volanti con brevi soste sui fiori presenti. Volavano tutte in una stessa direzione provenienti dai campi di mais, dalle aree cespugliose, dalle aree coltivate a mosaico e ricche di alberi, nei villaggi, attraversavano con volo diretto la strada sballottate dall’andirivieni delle auto.

Lodolaio

Lodolaio

Osservare la natura e restare ancora meravigliato dal susseguirsi dei cambiamenti inaspettati e difficilmente interpretabili mi lascia sempre sconcertato. Nel tragitto di oggi speravo di rivedere il Double-banded curser che avevo osservato ieri l’altro a pochi metri senza la macchina fotografica, ma non ho avuto fortuna, ho rivisto invece un nuovo falco di palude maschio adulto e una cinquantina di Ghiandaie marine, tre Lodolai cacciare libellule e farfalle in un gruppo misto di Gruccioni golabianca ed euroasiatici. Quando posso fotografo tutti gli individui diversi di Ghiandaia marina per capire i diversi abiti e le sequenze di muta, il mio essere ornitologo di campo non cessa mai.

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Un maschio del secondo calendario o una femmina adulta in abito invernale? Io propenderei per la prima ipotesi

 

Un altro individui fotografato stamattina di ritorno al campo, dopo aver fatto spesa di carburante e bibite a kiutini.

Ghiandaia marina

Ghiandaia marina

 

Il sole fa nascere nuova vita e il parco è sempre più in fiore. Sono ritornati nel campo i fruitbats che col loro ecosonar a campanella accompagnano il fragore delle centinaia di trefrogs che punteggiano di suoni le serate e le notti africane. Ieri sera verso le dieci la risata di una iena macchiata si è fatta sentire nei dintorni, non è facile avvistare nel Meru questa specie…

Mourning glory in fiore

Mourning glory in fiore

Un saluto.

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Svernamento 3

Una visione attuale delle zone notoriamente aride del parco

Una visione attuale delle zone notoriamente aride del parco

La stagione delle piogge sembra non finire quest’anno e il Kindani river è ancora pieno d’acqua come nel mese di novembre. La foresta del campo è quanto mai rigogliosa e il sottobosco crescendo, ha coperto le aree attorno ai camminamenti in pietra e “maram” che portano alle tende. Difficile osservare in questo momento le diverse specie di uccelli presenti, ma le osservazioni giornaliere sono sempre interessanti. Gli usignoli svernanti sono in canto pieno e ti svegliano alle sei del mattino, puntuali al rischiarare; è strano ma qui non cantano nelle ore serali o notturne. Alcuni individui hanno variazioni iniziali del canto che non ho mai sentito in Europa, ma la gracchiante nota bisillabila di contatto e allarme è la stessa. Magari sono di una delle altre sottospecie segnalate in Kenya.

Ieri sono riuscito ad osservare per pochi secondi un Usignolo maggiore, determinato dal canto; questo è però solo sussurrato e spezzettato. Sui rami secchi presenti alla sommità degli alberi centenari del campo i gruccioni golabianca e gli euroasiatici cacciano con brevi voletti le farfalline che stanno sfarfallando dalle crisalidi presenti. Migliaia di piccoli bruchi di tre specie diverse hanno defogliato tre acacie della febbre gialla e le parti più alte ed esterne di due Amarula e Tamineria. Una coppia di Batis testanera va e viene dai rami secchi dello stesso albero nutrendosi delle stesse prede. Con il sole e il caldo stanno rinascendo nuove generazioni di farfalle e la danza amorosa delle Forest Queen (Euxanthe wakefieldi) è spettacolare col loro inseguirsi a vicenda, altalenando su e giù tra le cime delle piante più alte e i cespugli del sottobosco.

La Monarca africana una delle tante specie di farfalle presenti nel campo

La Monarca africana una delle tante specie di farfalle presenti nel campo

Strano essere svegliati alle prime ore dell’alba con le gorgoglianti note degli usignoli associate alle aspre grida degli Ibis hadada, al potente e fluente canto del Mournng spotted trust o dell’Africa moustached warbler dalle interruzioni inaspettate.

Alle 7’30 tutto tace, sia che il cielo sia coperto da una pressante coltre di nubi minacciose sia che un brillante azzurro si apra sopra le cime delle piante.

Maschio adulto di Ghiandaia marina euroasiatica

Maschio adulto di Ghiandaia marina euroasiatica

Un game drive nel parco mi fa scoprire che le solite coppie di falchi di palude sempre visibili in un dato territorio sono scomparse, mentre sono in continuo aumento le ghiandaie marine, le rondini (che però fluttuano giornalmente) e i gruccioni. Nel campo si iniziano a vedere i primi Lui di ritorno nell’attesa di compiere l’ultimo balzo. Sono molto silenziosi in questo periodo.

Un individuo immaturo di Ghiandaia marina

Un individuo immaturo di Ghiandaia marina

Un altro individuo immaturo in muta verso l'abito riproduttivo da adulto.

Un altro individuo immaturo in muta verso l’abito riproduttivo da adulto.

Un saluto dal caldo Kenya

 

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Sensazioni africane

Il Parco verdissimo con fioriture di Morning Glory Ipomomea sp

Il Parco verdissimo con fioriture di Morning Glory Ipomomea sp

Il verde chiaro della macchia a dominanza di Combritam sp., lascia il posto alla più lussureggiante e densa foresta rivierasca con le svettanti Acacie della febbre gialla.

I fiori della Ipomoea sp.

I fiori della Ipomoea sp.

Gruppi di rondini euroasiatiche ci sorvolano a bassa quota abbassandosi nella carrareccia davanti al fuoristrada alla ricerca degli insetti. Un’aquila marziale ci guarda dalla sommità di un maestoso Sicomoro africano. E’ il primo vero game-drive che riesco a fare dopo settimane di intenso lavoro al campo, di ritorno dall’accompagnare alla loro auto, ferma al gate principale di Murera, l’ultimo gruppo di italiani.

Entriamo nel santuario dei rinoceronti, una frazione del parco recintata da corrente per il controllo e la sicurezza, salutando il ranger che ci apre il cancello, con un “Abari aco?” (Come stai?). “Mzuri sana” è la mia risposta in Swahili, che significa “tutto bene”. In questa parte del parco la vegetazione è più alta e densa, l’ambiente preferito dai rinoceronti e così dopo una curva stretta ci si para davanti una famiglia di “Rini bianchi”, come li chiamo io affettuosamente. Il maschio è a sinistra fra piante di Ipomoea dai bianchi fiori a campanula con il centro più scuro e violaceo.

Un maschio di Rinoceronte bianco.

Un maschio di Rinoceronte bianco.

Sono senza fotocamera, un po’ mi arrabbio me la sono dimenticata su uno dei divani del campo, ma la visione bucolica e il dondolare delle lunghe corna che toccano delicatamente le piante in fiore attira la mia attenzione e mi godo questa lezione di etologia dal vivo. Fermiamo la macchina e aspettiamo, non è mai bene dividere una famiglia coi piccoli!! L’enorme maschio da segni di nervosismo venendoci più vicino e osservandoci con i piccoli occhi laterali. Muove freneticamente le orecchie in ogni direzione e secondo me supera certamente i 3000 Kg. (Il rinoceronte bianco è più grosso e massiccio del nero e arriva a pesare nei maschi anche 3600 chili, le femmine sono un po’ più piccole ma raggiungono i 2000).

Rhino bianco

Rhino bianco

Questa specie ha acutezza visiva fino ad una distanza di circa venti metri, superati i quali ha qualche difficoltà, l’olfatto invece è sempre eccellente. Si piazza davanti a noi bloccando di fatto la strada. La femmina è a destra, molto grossa, a circa dieci metri da noi bruca sembra senza fare caso alla macchina; è con un giovane maschio di quasi tre anni, che spesso allontana e una femmina di quasi un anno.

White Rhino grazing

White Rhino grazing

I rinoceronti bianchi sono cosiddetti “grazing” cioè “brucatori”, mangiano soprattutto erba e la prediligono corta, mentre i neri sono “browser”, mangiatori principalmente di foglie.

Proviamo ad azzardare un movimento con l’auto, dobbiamo anche arrivare al campo, ma il maschio non è dello stesso avviso e ci carica a testa bassa smuovendo un mare di polvere e fermandosi solamente a circa un metro dalla mia parte. Fermo ci guarda. Le due lunghe corna sono a circa mezzo metro dal mio finestrino e per fortuna è stata solamente una finta carica!! La macchina è grossa anche per lui e prima di rischiare ci pensa due volte. Che foto sarebbero venute….!!! Mannaggia!!!

Aspettiamo che si calmi e infatti dopo circa 15 minuti ricomincia a brucare, sempre tenendoci d’occhio.

La femmina e i piccoli sono sempre nei paraggi. Dico a Daniel:”meglio sempre dargli rispetto”!

La femmina si allontana di qualche metro ed entra finalmente in una piccola radura fra i cespugli sulla nostra destra a qualche metro dalla strada. La piccolina è curiosa e interessata alla macchina, si avvicina ma è subito richiamata dalla madre con un grugnito. Il maschio nel frattempo si è nuovamente piazzato di traverso sulla strada bloccandoci nuovamente. Passano i minuti nell’osservazione, poi finalmente il maschio decide di attraversare e si porta nella parte destra vicino al resto della famiglia. E’ il momento di passare e dico a Daniel di partire, …una sua indecisione ferma l’auto all’alzarsi della testa del maschio….vai…vai…dico e riusciamo a passare. Il maschio ci saluta con uno sbuffo di polvere, contento della performance di tutela familiare.

Una famiglia di Rinoceronti bianchi incontrata nei giorni scorsi in una situazione simile ma meno eccitante.

Una famiglia di Rinoceronti bianchi incontrata nei giorni scorsi in una situazione simile ma meno eccitante.

Ho ancora nella mente tutta la scena che rimarrà impressa a lungo….

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Mal d’Africa?

Una immagine africana particolare... Masai Mara rainbow

Una immagine africana particolare… Masai Mara rainbow

 

Chi non ha mai avuto l’occasione di “godere” delle emozioni che un viaggio in Africa può trasmettere, difficilmente capirà cosa vuol dire! Anche attraverso i numerosi documentari si possono provare emozioni gratuite stando comodamente seduti nel salotto di casa.

Credetemi è lontanamente paragonabile all’eccitazione che trasmette la sveglia antelucana per prepararsi ad un gamedrive in uno dei parchi africani. Gamedrive è una parola che significa tante cose, per i neofiti è solamente un giro in jeeep preparate per questo tipo di escursioni turistiche, spesso praticamente aperte per permettere una totale visione e vicinanza agli animali selvatici, spesso attrezzate per la fotografia con tetti apribili superiormente o addirittura asportabili. Per i veterani è invece un mondo!! L’eccitazione mattutina quando si aspetta la luce dell’alba che indora con colori sempre diversi gli ambienti naturali da visitare, le aspettative degli incontri, i suoni e gli odori delle savane che ti colpiscono ancestralmente.

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Anche se ho avuto la fortuna di viaggiare per il mondo e di non essere particolarmente colpito dal mal d’africa, ma dal male di viaggiare, sono appena tornato dal Kenya e vorrei già ripartire. Questi anni trascorsi al Rhino River Camp me lo fanno considerare come una seconda casa, con tutti gli indotti e le fatiche che comporta vivere nella “giungla” in un campo tendato anche se “luxury ” e con tutte le comodità, spesso lontano da  facilitazioni cittadine che diamo come acquisite in Italia.

I trasferimenti possono essere lunghi e scomodi in special modo durante la stagione delle piogge. Ma credetemi anche se faticoso ho voluto trasmettervi qualcosa che ho provato stanotte nel sogno che mi ha riportato alle savane del Masai Mara, specchiandomi nei dorati occhi di una leonessa che stava mangiando un piccolo di facocero. I sogni sono a volte delle introspezioni di cose o momenti  che ti hanno colpito l’anima, lasciando strascichi inimmaginabili. STANOTTE HO VIAGGIATO ANCORA E ANCORA, tra le polverose strade keniote ricordando tutti i momenti impressi poi digitalmente e presenti nelle cartelle fotografiche che con un pò di vanità posso mostrare agli amici. Ma questa vanità non è, credetemi, quella falsa e subdola per suscitare invidia, ma solo la voglia di trasmettere le sensazioni più intense che un naturalista riesce a cogliere durante le escursioni in natura, in qualsiasi habitat terrestre. Le stesse sensazioni che provocano le immagini della civetta in caccia o i cavalieri d’Italia nidificanti nel mio giardino.

Un maschio adulto che ci sta annusando

Un maschio adulto che ci sta annusando

Certamente avere tre rinoceronti bianchi, un gruppo di leoni o un maschio enorme di elefante a pochi metri è una cosa totalmente differente, sensazioni che ti riempiono l’animo se sai coglierle nella loro interezza, non banalizzando il momento come se fosse un frame di un documentario. Ho imparato che se sei in grado di vedere la pupilla di un elefante vuol dire che sei mooolto vicino, se i leoni mettono a fuoco il tuo essere nell’auto è meglio se ti muovi il meno possibile per non agitarli, che è meglio osservare da lontano i rinoceronti neri perchè il più delle volte arrivano ad attaccarti. Non si percepiscono queste sensazioni stando seduti in poltrone nel salotto di casa!! Ebbene credetemi i soldi spesi per godere di questo sono spesi bene, a mio parere, aprono in modo nuovo il tuo essere e anche se sembrano poca cosa i ricordi restano per sempre.

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I dorati occhi di una Leonessa adulta

Iniziando l’esperienza africana al campo, come io chiamo le interazioni col Rhino River Camp, il campo tendato presente a margine del Meru National Park, nel centro-nord del Kenya, mi si è aperto un mondo nuovo, difficilmente paragonabile all’esperienza di un viaggio turistico normale. E’ stata una scommessa paragonabile al progetto dell’Oasi Lipu Torrile. Devi mettere sulla bilancia tutto te stesso, a volte anche le aree più riservate del tuo essere e non è stato per niente facile, ma quante cose avrei da raccontare…

Una delle "camere tendate" del Rhino River Camp

Una delle “camere tendate” del Rhino River Camp

Ricordo i mesi della ricostruzione della piscina semidistrutta dall’inondazione del Kindani River, la devastazione della foresta rivierasca, la pazienza nelle interazioni con le maestranze locali e la frustrazione e il nervosismo per i ritardi, ma vedere il progetto finito nel migliore dei modi e poterne godere giornalmente alla fine della giornata con un bagno ristoratore e come toccare il paradiso.

Aprile 2013, Come si presentava la piscina dopo le ire del  Kindani River

Aprile 2013, Come si presentava la piscina dopo le ire del
Kindani River

La piscina dopo la risostruzione

La piscina dopo la ricostruzione

 

Ho già cercato di trasmettervi queste sensazioni in un precedente articolo in diretta dal campo, ma non riuscirei mai a parole a trasmettermi cosa si prova nella realtà. Ebbene se è questo il Mal d’Africa, si sono molto molto malato!!

 

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Svernamento 3

Meru NP versione rigogliosamente verde

Meru NP versione rigogliosamente verde

Con i gamedrive nel parco continuano gli avvistamenti delle specie euroasiatiche che migrano o svernano in zona.

Oltre ad un numero sempre più elevato di Rondini, con qualche Balestruccio e Topino, che si assembrano dove le termiti alate sfarfallano dai nidi, nuove specie vengono avvistate. Ieri è stata la volta di due Falchi di palude, entrambi tipo femmina, un maschio di Albanella minore e una femmina adulta di Albanella pallida. Averle codarossa, Culbianco isabellino e Culbianco in migrazione.

Femmina adulta di Grillaio

Femmina adulta di Grillaio

Una femmina di Grillaio solitaria mi fa pensare a che tipo di migrazione possono effettuare alcuni individui, magari sbrancati da correnti avverse o dai forti temporali in atto in questi giorni in tutto il Kenya e magari nei paesi limitrofi.

Uno dei due Piropiro Culbianco osservati ieri sera

Uno dei due Piropiro Culbianco osservati ieri sera

Nelle pozzette temporanee o nelle aperture nelle zone umide presenti nel parco si osservano Boscherecci e Piropiro culbianchi. Gruppi numerosi di Gruccioni in abito invernale pattugliano le aree ricche di insetti che catturano con volerti  radenti al suolo da posatoi improvvisati. La vegetazione rigogliosa che cresce nel parco in questo periodo e in special modo le graminacee che stanno ricoprendo anche le aree più aride e solitamente senza vegetazione non consentono buone visuali delle varie specie se non sono vicino alle strade percorribili, ma buoni incontri con rinoceronti, giraffe, Kudu minore, Impala, Cobo dall’ellisse, Gazzella di Grant e Elefanti sono all’ordine del giorno.

Un maschio di Rinoceronte bianco

Un maschio di Rinoceronte bianco

Difficile osservare i “gatti” se non con molta fortuna. Un bel branchetto di Eland o Alcelafi Kongoni eleva il valore del gamedrive. Coppie di Aquila rapace, un maschio di Aquila dal ciuffo o la potente Aquila marziale solcano il cielo in cerca di prede, mentre tra la fitta boscaglia lo Sparviero minore o l’Astore Gabar insediano i gruppi di tessitori o di Quelea in pastura sul suolo.

Una famigliola di Kongoni

Una famigliola di Kongoni

Fra le migliori osservazioni effettuate in questi giorni, il raro Anastomo lamelligero, il Falco Taita e lo Svassorallo Africano (African finfoot). Fra le sorprese più gradite la presenza degli Usignoli in canto, le silvie europee (Beccafico, Bigia padovana e Sterpazzola, Usignolo maggiore) e il gruppo di Lodolai in caccia. Nuove specie per la mia lista del mondo sia per le osservazioni che per le specie fotografate.

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Nel campo è iniziata la lotta tra le varie coppie di Hadada Ibis per difendere il territorio riproduttivo, le sgraziate grida della specie fanno eco a litigate a suon di legnate con il giunto carpale alare, saltelli dal ramo per battere il rivale e colpi d’ala sono i display osservati in un albero secolare. La coppia vincitrice si dedica poi a sessioni di scaramucce col becco simili a quelle delle spatole o “grooming” in punta di becco.

Un saluto.

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Svernamento 2

Dopo il pomeriggio con lo splendido carosello dei lodolai sono tornato sia ieri che ieri l’altro nelle stesse aree, ma purtroppo niente termiti volanti e niente falchi in caccia. Le passeggiate pomeridiane con il sole dopo le abbondanti piogge notturne e mattiniere, sono dovute all’impossibilità di effettuare gamedrive nel parco per le condizioni delle strade e per l’assenza delle mie guide. Tuttavia anche se difficilmente avvicinabili a piedi ho potuto mettere nel cassetto (fotografate bene o abbastanza bene) altre specie come il Cuculo nero o l’Indicatore del miele minore, eccetera. Qui è la stagione delle piogge…

Il Kindani River ingrossato e la cascatella interamente operante

Il Kindani River ingrossato e la cascatella interamente operante

Stanotte la pioggia ha fatto ingrossare il fiume e dalla tenda in frastuono della corrente è quasi insopportabile. Adesso sono le 10,54 e sta uscendo il sole, nel pomeriggio magari le termiti voleranno e sarà festa per molti.

Sotto la mia tenda un maschio di Ballerina di montagna (Mountain wagtail, Motacilla clara) sta cantando a squarciagola, è  l’equivalente nei torrenti a forte corrente della nostra Ballerina gialla, con coda lunga,  movimenti e comportamenti simili.

Dal taccuino di campagna di ieri pomeriggio: ” Finalmente è uscito il sole e le stradine sterrate intorno al campo si stanno asciugando permettendomi una nuova incursione pomeridiana per vedere la situazione termiti e quindi la migrazione. Alla sommità della collinetta che sovrasta la vallecola incolta e ancora alberata, il panorama è bucolico anche se coltivato, in questa parte sono tuttora presenti molti alberi alti e secolari e buona parte del terreno è tenuto a pascolo. Vi cresce quasi ovunque un Cipero africano non molto alto ma coprente che ingioiella con le fioriture il verde tenue generalizzato del manto erboso in crescita. Il richiamo del Cuculo golarossa è molto sonoro e unico, provo a richiamarlo imitandolo e dopo diversi passaggi ravvicinati sulla mia testa riesco a fotografarlo abbastanza bene. Simon che è con me come scorta ride di gusto pensando al “musungu” (uomo bianco in swahili) che parla con gli uccelli; infatti più di una volta l’ho fatto tornare indietro sulla mia testa chiamandolo… I bambini arrivati dalla scuola mi si assembrano vicino e ridono anch’essi quando imito gli uccelli, avranno parecchie cose da dire ai genitori arrivati nelle loro casette sparse nell’area! La gioia e la meraviglia nei loro sguardi quando faccio loro vedere le foto nello schermo della fotocamera, magia musungu!! dice uno di loro senza scarpe e con un vestitino abbastanza inconsistente e lacero. Una giovane madre porta col collare alla testa una tanica d’acqua e la piccolina che la segue vedendomi urla, urlo anch’io di rimando e lei corre dalla madre in lacrime, i musungu mangiano i bambini lo sapevi? Sorrido alla madre e proseguo per il campo…

 

Red-chested Cuckoo

Red-chested Cuckoo

All’interno di un albero folto sento un richiamo che non conosco ma che credo sia un Indicatore del miele, difficile localizzarlo nella penombra della chioma, ma finalmente dopo dieci minuti lo riesco a vedere e fotografare, è il Minore, (Lesser Honeyguide, Indicator minor), l’unico che mi mancava. Nessuna traccia di termiti volanti e no falcons, ma alle 17,30 un grosso stormo di gruccioni vocianti arriva da nordest e ci passa sopra, in un primo tempo molto alti, poi poco a poco bassi si posano sulle piante più alte. Riesco a distinguere due specie, il gruccione golabianca, Merops albicollis e il nostro Gruccione.

Nel bush osservo e inseguo senza fortuna un Beccafico, due Sterpazzole comuni e un maschio di Bigia pdovana. I rapidi movimenti tra le foglie non permettono buone riprese, peccato mi sarebbe piaciuto avere gli abiti invernali di queste specie. Ma un immaturo di Averla codarossa (Lanius phoenicuroides)  mi fa dimenticare il fallimento.

Averla codarossa immaturo

Averla codarossa immaturo

Esausto torno indietro e mi tuffo nella piscina per un bagno refrigerante. Un saluto.

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Svernamento in Africa

Un Lui grosso

Un Lui grosso osservato a pochi metri dalla nostra camera

Per un ornitologo europeo osservare gli abiti, i comportamenti o solo le presenze delle specie europee sul suolo africano è sempre qualcosa che ti tocca nel profondo, se ami l’attitudine allo studio e alla conservazione delle creature alate. Svegliarsi al canto degli Usignoli nel bush ti fa capire quanto ai primi colonizzatori mancasse la madre patria e quindi cercassero, con l’importazione e il rilascio di alcune specie europee, di portare un lembo dei ricordi giovanili… Ieri sera durante una passeggiata nelle aree coltivate fuori dal plot del campo e completamente trasformate un Lodolaio adulto inseguiva un gruppo di Tessitori castani (Chestnut Weaver), Volo veloce ma non abbastanza per permettergli di catturarne uno. La sagoma amica mi ha subito attirato, ma solo un’attenta osservazione mi ha permesso l’identificazione. Diverse specie hanno sagome e volo simili, l’Aquila minore si distingue dalla Wahlberg per le spalline bianche, che dire poi degli sparvieri o degli astori, ma soprattutto dei passeriformi come i Pipit. Nel giardino dell’Aberdare Country Club vi erano insieme 4 specie diverse: Grassland Pipit (Anthus cinnamomeus), Long-billed Pipit (Anthus similia), Plain-backed Pipit (Anthus leucophrys) e Tree Pipit (Anthus trivialis). L’ultima il nostro Prispolone qui è abbastanza tranquillo e non canta, ed è l’unico che si rifugia, se disturbato sugli alberi. Gli Usignoli sono invece territoriali anche nel periodo invernale, dalle osservazioni puntuali da me effettuate in questi giorni nel campo e rispetto agli anni scorsi, con la crescita migliore del sottobosco cespuglioso, in aumento. Ne ho individuati almeno 10 individui in canto, più altri solo al richiamo di contatto. Il canto è squillante come in Italia ma meno lungo.

Plain-backed Pipit

Plain-backed Pipit

Uno dei due Prispoloni osservati

Uno dei due Prispoloni osservati

L’identificazione dei rapaci in volo e lontani assume aspetti ancora più difficoltosi con la presenza della variabile Aquila rapace. Se gli immaturi della Steppe sono relativamente facili per la evidente barra alare chiara, gli adulti in fase scura sono un bel dilemma, anche da posati, visto che la sottospecie “orientalis” della steppe ha il taglio boccale molto simile alla Rapace, specialmente se quest’ultima è nella fase scura e adulta, col piumaggio scalettato più comune nella Steppe.

Per finire poi con le silvie di macchia o di bosco. Strano incontrare un gruppetto di Lui e nello stesso momento vedere il Lui grosso in compagnia del nativo Brown Woodland Warbler (Phylloscopus umbrovirens), che non sono riuscito a fotografare bene, e del Lui verde (molto simile a trochilus nei piumaggi giovanili). L’esperienza nella conservazione ti fa poi arricchire le tue conoscenze sui problemi che stanno all’origine del calo delle popolazioni europee. Le trasformazioni ambientali in atto, sempre più pressanti, l’uso sempre più diffuso dei pesticidi e l’allargamento della popolazione umana, tolgono sempre più spazio e possibilità di sopravvivenza.

Uno dei Lodolai in carosello aereo

Uno dei Lodolai in carosello aereo

Nel pomeriggio ho fatto un giro fuori dal campo, nella Community, le aree agricole che stanno distruggendo quello che prima era un’area simile al plot del campo, sempre meno alberi e più mirrà. Fra pochi anni il Kindani river è destinato a scomparire e senza l’acqua del fiume cosa faranno i coltivatori? Accompagnato da Simon, la mia scorta (anche se non c’è nessun pericolo) ho visitato le aree solite delle mie passeggiate per uccelli, anche oggi non sono stato deluso…  Averla codarossa, Biancone nero, Nibbio bianco, Aquila di Wahlberg, altre specie di passeriformi compresa la bellissima Vedova alibianche e il Tessitore di Holub, le immancabili Quelee beccorosso. A circa un chilometro dal campo gruppi di Gruccioni golabianca, tessitori vari, rondini ed altre specie di passeriformi si contendevano le termiti alate sfarfallanti. Giunti in un’area più boscata vedo sagome amiche…un gruppo di Lodolai cacciava basso sulle cime delle piante. Il risultato? Splendide fotografie delle loro cacce volanti, ma il piacere di vedere 20 individui in carosello era fantastico. Nel gruppo facevano parte anche due Lodolai africani e due Taita Falcon (quest’ultimo abbastanza raro). Ritorno a casa con la scheda piena e mi tuffo, stanchissimo nell’acqua della piscina… Vera vacanza!

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