Il Cavaliere d’Italia

Cavaliere d’Italia Himantopus himantopus himantopus

 

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Maschio adulto in volo. Torrile, aprile 2012

E allora conosciamo la specie che è stata il simbolo dell’oasi torrile e alla base dell’intero progetto.

In questa scheda ho voluto utilizzare anche le prime fotografie storiche che ho ricavato dalle prime uscite pioniere sul territorio provinciale. Allora fotografare un cavaliere d’italia era difficile anche al delta del Po. In questo modo si possono evidenziare i cambiamenti avvenuti negli ambienti e nelle possibilità fotografiche. Certamente alcune fotografie mostrano l’età ma sono comunque sempre foto storiche della presenza della specie sul territorio provinciale.

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Coppia di Cavalieri d’Italia, la femmina è a destra. Una delle prime fotografie fatte nelle vasche Eridania. Maggio 1982

 

Piumaggio:Adulto M.- mantello,  copritrici alari e remiganti di colore nero brillante. Parti inferiori bianche con soffusione rosata durante il periodo riproduttivo. Diverso ammontare di colore nero su testa e collo posteriore, che può formare una calotta uniforme e completa. Sono stati osservati maschi nidificanti con tali aree completamente bianche. In periodo postriproduttivo assumono, nel collo posteriore e nella testa, una colorazione bianca appena sfumata di grigio.

Zampe rosso carnicino brillante. Iride carminio scuro.

Adulto F.- Mantello e scapolari di colorazione marrone seppia, che contrastano vivacemente con le ali nerastre. Testa, nuca e collo posteriore con variabile ammontare di colore brunastro, grigio topo o biancastro soffuso di grigio. Sono stati osservati diversi individui nidificanti nei quali tale colorazione formava un cappuccio completo, simile al maschio ideale, ma con toni opachi e brunastri. Si sono pure individuate coppie nidificanti con abiti simili, da femmina, riconoscibili esclusivamente attraverso l’osservazione della copula.

Giovane-Parti superiori estensivamente macchiate e dentellate di rossastro camoscio. Zampe di colore ocra arancio che assumono in lontananza, prima della partenza per i quartieri invernali, tonalità rosate.

Si assiste prima della partenza dai siti riproduttivi, ad una muta parziale: il giovane assume un piumaggio simile a quello della femmina, ma con toni più opachi, ali brunastre o marrone seppia con banda bianca terminale sulle remiganti secondarie. Testa e collo con variabile soffusione grigio topo. Sono pure osservati individui che lasciano il nostro territorio, con il primo abito, ma la percentuale di questi individui risulta generalmente molto bassa ed attribuibile ad individui nati in ritardo o da covate di sostituzione.

E’ stato condotto uno studio specifico per stabilire l’esistenza di una correlazione tra l’estensione della colorazione nelle parti, considerate nel passato come diagnostiche del sesso (testa, nuca e collo), e l’età individuale, tuttora in corso, e rapportata alla struttura generale del piumaggio. Già dal 1977  la maggioranza degli indivui osservati nel Parmense sono stati classificati seguendo le categorie di base nei disegni presentati nella pagina precedente. La colorazione della testa e del collo non è una distinzione sessuale ma cambia individualmente. Lo studio voleva accertare se esiste una relazione tra la quantità di colore nero sulle parti individuate e l’età indivduale. In totale  sono stati catalogati 6201  individui con i seguenti risultati:

Cat. A- “Testa bianca”-.  Il 28,83% del totale degli effettivi catalogati. Il 9,31% dei maschi e il  19,52% delle femmine.

Cat. B- “Testa macchiata”- Il 28,53% del totale del quale il 13,43% maschi e il 15,09% femmine.

Cat. C- “Testa a placche”-  Il 12,22% del totale.

Cat. D- “Testa soffusa”-  Il 25,06% sul totale, del quale il 10,26% maschi e il 14,79% delle femmine.

Cat. E- “Nerone”- Il 5,53% del totale, del quale il 3,92% dei maschi e l’1,61% delle femmine.

Comportamento: Piuttosto confidente e rumoroso. Ha un incedere elegante, quasi altero. Il volo è diritto, con rapidi e rigidi battiti alari. Le lunghissime zampe, è il limicolo che le ha più lunghe, sporgono notevolmente oltre la coda e gli danno una tipica sagoma di volo  allungata ed esile. I gruppi in volo appaiono compatti ma generalmente senza  schema, molto coreografici ricordano dei fenicotteri in miniatura. Elaborate le parate di corteggiamento come le strategie difensive nei confronti di possibili predatori. I predatori, siano essi mammiferi od uccelli, vengono attaccati con violente picchiate accompagnate da sonori “quet.quet.quet.quet.” o dei “chit.chit.chit…” o dei “pit.pit.pit.pit.pik.pik.pik…”. La voce dei maschi è generalmente più acuta. La parata d’accoppiamento è spettacolare e si svolge nei pressi del nido o non lontano dall’area scelta a tale scopo. Dopo il saluto la femmina rimane in una postura orizzontale ed allungata, chiamando il maschio con corte emissioni vocali. Il maschio dopo diversi movimenti ritualizzati, come il pulirsi le penne od immergere il becco nell’acqua e dopo alcuni giri attorno alla parte posteriore della femmina, le sale sul groppone. Avvenuta la copula il maschio scende e le pone un’ala sul dorso come un’affettuoso abbraccio, incrociano poi i becchi effettuando una breve corsetta, per poi lasciarsi con deferenti inchini o finte beccate nell’acqua.

Distribuzione: Estivo e nidificante, non comune e localizzato. Stabile con fluttuazioni annuali negli ultimi anni.

 

Maschio adulto sul nido. Vasche Eridania, giugno 1984

Maschio adulto sul nido. Vasche Eridania, giugno 1984

E’ noto come nidificante solamente dal 1977, quando scoprii il sito riproduttivo nelle vasche Eridania. Seguendo annualmente la specie ho potuto constatare che si tratta di una specie pioniera, “poco esigente” dal punto di visto ambientale, in special modo per le coppie formate da individui nel primo anno di maturità riproduttiva; queste coppie colonizzano anche aree antropiche ricche di cibo che ricordano le zone umide, come vasche di decantazione industriali e vasche di porcilaie o stalle. L’abbondanza trofica e isole galleggianti permettono loro, nella maggioranza dei casi una riproduzione positiva. Spesso le mutate esigenze umane distruggono queste nidiate. Le esigenze particolari per la specie sono tuttavia zone umide ricche di cibo, isole interne e  acque basse per la ricerca del cibo.

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La prima fotografia che certifica la nidificazione della specie in vasche per lo stoccaggio dei liquami di una porcilaia. Maggio 1986, Bezze di Torrile.

Da allora le coppie sono aumentate regolarmente fino a raggiungere le 25 del 1988, settantadue coppie nidificanti nel 1992  e le 178 del ‘94, delle quali 108 nel complesso di Torrile. Nella primavera ‘89 si è avuta una grossa esplosione demografica nel l’unico sito riproduttivo allora presente, con 41 coppie complessivamente nidificanti. E’ l’esempio di una strategia positiva di conservazione e di buona gestione ambientale. Alla base del progetto dell’oasi c’era infatti la possibilità di creare una “casa sicura” per le prime coppie che si riproducevano nelle vasche di lagunaggio dell’acqua di lavorazione dello zuccherificio Eridania. Il primo insediamento riproduttivo della specie nella appena costruitra oasi LIPU di Torrile, è stato riscontrato, con mia grande soddisfazione, nella stagione riproduttiva del 1989, quando  sei coppie si sono riprodotte  su un’isola disegnata appositamente per loro. Solo 4 coppie hanno portato a termine positivamente la cova. Le altre coppie hanno abbandonato i nidi a causa dell’eccessiva crescita dell’erba, suffragando le nostre teorie basate sui dati raccolti precedentemente e si sono portate nella colonia presente nelle vasche di decantazione dello stabilimento e ricostruendo nuovamente i nidi.

Già nell’88 due coppie hanno nidificato in un altro sito,  ubicato in vasche di contenimento dei liquami di una porcilaia  presso Gainago. Mentre nell’89, 5 coppie, si sono insediate in una nuova area presso Rivarolo di Torrile e Bezze, a circa un chilometro dalla colonia principale, in vasche per lo stoccaggio dei liquami di una porcilaia. Un’altra coppia si è riprodotta all’interno di una cava d’argilla presente in golena del torrente Enza, presso Sorbolo. Le coppie  nidificanti nell’89 hanno raddoppiato la presenza dell’anno precedente.

Un’altra colonizzazione è stata da me riscontrata anche nella provincia di Cremona, sia nell’88 che nell’89: due coppie si sono riprodotte in una cava di sabbia presente presso Gussola.

Nella primavera ‘90 la situazione è apparsa notevolmente cambiata, la riproduzione è stata accertata solamente nell’area vasche Eridania- oasi LIPU di Torrile, nessuna coppia è stata rinvenuta nei siti dell’anno precedente. Nell’oasi hanno nidificato in totale ventidue coppie, delle quali solamente il 77,”% hanno portato a termine la cova: tre coppie si sono allontanate per la crescita dell’erba e due dopo interazioni aggressive con individui nidificanti di sterna. Queste ultime erano formate da individui in abito da immaturo, con banda bianca sulle remiganti secondarie e abito simile alla femmina. Nelle vasche dello zuccherificio la profondità dell’acqua ha consentito solo la riproduzione di tredici coppie: tutti i nidi sono stati costruiti a “vulcano”, galleggianti su residui di vegetazione emergente per circa 10 cm. ( formata principalmente da Calamagrostis spp, Polygonum spp. e Artemisia vulgaris), secca e nata l’anno precedente a vasca vuota. Altre sette  coppie si sono riprodotte in un’area, già utilizzata nel passato sita fuori dallo stabilimento, dove sono stati stoccati ingenti quantità di terra di risulta e resti di barbabietole (i cosiddetti “codini”) permettendo l’inizio di uno studio sulla fitodepurazione  e lo smaltimento di tale materiale, e l’utilizzo da parte degli uccelli di queste particolari aree molto ricche troficamente. Due coppie hanno tentato di riprodursi nelle vasche di decantazione di una fabbrica presso Martorano. Nella primavera ‘91 una colonia composta da 29 coppie riproduttive si é riprodotta nell’area “codini” dell’Eridania, le abbondanti pioggie avevano allagato l’area trasformandola in uno stagno temporaneo, altre 8 coppie all’interno dell’oasi LIPU.

Nuove colonizzazioni sono state accertate: quattro coppie presso le vasche di decantazione della Parmasole di Martorano, tre nelle costruende casse d’espansione del Parma e quattro nelle casse d’espansione dell’Enza.

Tutti i siti rinvenuti sono stati regolarmente occupati negli anni seguenti, con fluttuazioni numeriche annuali. Nel ‘91 una coppia si è riprodotta anche nel parco regionale del Taro, in un ristagno presente presso Madregolo, allevando due giovani. tre coppie si sono riprodotte nel ‘92 e 93 in un’area di stoccaggio della terra dell’Eridania, sempre nel Taro presso il ponte dell’autostrada. La maggiore presenza  è stata riscontrata nel ‘94, quando si sono riprodotte 178 coppie. Nella stagione riproduttiva ‘95, una  colonia, formata da 20 coppie si é insediata presso Samboseto, dove con l’ausilio del programma CEE, regolamento 2078, venti ettari di terreno sono stati allagati creando una nuova zona umida.

La popolazione provinciale appare ora complessivamente stabile, con locali fluttuazioni annuali.  Appare rilevante il fatto che nuove colonizzazioni avvengano appena si creano condizioni ambientali idonee.

Riproduzione:La stagione riproduttiva ha inizio a fine aprile, inizi di maggio. Arriva dai quartieri invernali in aprile, con individui precoci a fine marzo. Nel corso dei mesi di maggio e giugno, nuovi arrivi arricchiscono le colonie riproduttive, formando in genere nuclei divisi o subcolonie. Sono normalmente visibili le schermaglie territoriali e a volte gli individui “immaturi”, con l’abito simile alla femmina, sono allontanati e devono riprodursi isolati o ai margini delle colonie esistenti. E’ stato osservato anche un disturbo considerevole ad una coppia, con la distruzione del nido in costruzione, da parte di un maschio “nerone”, nidificante a circa dieci metri dalla coppia immatura. Le date estreme, riferite alle deposizioni conosciute, variano dal 27/04 al 15/06. Le deposizioni sono risultate più regolari nell’oasi Lipu, grazie alla gestione del livello dell’acqua. Le caratteristiche del nido variano a seconda dell’ubicazione. I nidi posti nell’acqua o in steli erbacei secchi presenti in acqua, hanno forma a cono (nidi a vulcano), possono essere alti anche 22 cm. e sono molto elaborati. Sulla terraferma vengono costruiti nidi formati da una buchetta con pochissimi steli o nidi a mezzo vulcano. Uno speciale rilevamento ha constatato che il 44,1% del totale dei nidi rilevati, è rappresentato dai nidi a “vulcano”: una coppetta rialzata con dimensioni medie di 20 cm. di altezza, 30 cm. di diametro di base e 11 cm. come diametro interno coppa. Il 12,2% come nidi a “mezzo vulcano”, con dimensioni medie di 6-8 cm. di altezza, 15-18 cm. come diametro base. Il 23,5% del tipo “TM”, una buchetta sul suolo con presenza di materiale in misura cospicua. Steli d’erba accatastata, con una coppetta profonda mediamente 3-4 cm. e con il diametro interno di 10 ed esterno di 14 cm. Il 20,3% del tipo “PM”, nido con poco materiale.  Quest’ultimo  è il genere di nido più semplice e veloce, meno curato e costruito direttamente sul terreno nudo o in un cespuglio usato come base, in genere un cespo di Calamagrostis varia.  Le uova piriformi sono di colorazione fulvo verdastra, con macchiette nere abbastanza variabili. Vengono covate da entrambi i genitori, ad intervalli diurni di 2 ore circa, per circa 25 giorni. Nel corso dell’indagine specifica sul comportamento della specie, con l’ausilio di particolari accorgimenti, atti ad annullare il disturbo sulla coppie nidificanti, abbiamo osservato numerose schiuse, al fine di ottenere dati inediti. Il risultato ottenuto ha suffragato le nostre ipotesi. La schiusa non avviene mai contemporaneamente, come erroneamente riportato in bibliografia, ed il pullus impiega circa 24 ore, dal primo forellino praticato nella parte convessa dell’uovo, per uscire dal guscio. Sono state misurate 2909 uova, con una misura media della lunghezza pari a 43,9 mm. (estremi di 36 e 48 mm) e una larghezza di 29,6 mm. (estremi di 24,5 e 35 mm). I piccoli sono sottoposti ad interazioni aggressive dagli adulti nidificanti nelle vicinanze e vengono portati nelle aree marginali della colonia dopo poche ore dalla schiusa di tutte le uova, in genere dopo quattro giorni dalla nascita. Il territorio difeso dalla coppia ha un diametro variabile, in genere in diretta correlazione con le possibilità riproduttive presenti sul territorio. In genere viene difesa una zona di circa sei metri di diametro attorno al nido. Nell’oasi Lipu sono presenti anche colonie miste con la Sterna.

Migrazione: Migratore regolare, fine marzo-maggio e agosto-settembre. Gli individui nidificanti, prima di stabilirsi definitivamente nell’area riproduttiva, vagano nelle zone umide o nei corsi d’acqua della provincia. Con l’ausilio di anelli colorati, sono stati inanellati diversi individui nati nella colonia di Torrile e si è potuto accertare che dopo l’involo dei giovani, vi è un’irradiamento di piccoli gruppi o nuclei familiari nelle altre zone umide provinciali, ed in particolare nelle aree idonee del Po, del Taro e degli altri maggiori corsi d’acqua, o in stagni, ex cave e prati temporaneamente allagati.

La maggioranza degli individui inanellati è stata però osservata nel Taro. Agli inizi di agosto altri individui non nidificanti compaiono nell’oasi  LIPU di Torrile. A metà agosto si osservano involi di gruppo, serrati e vocianti, che dopo veloci evoluzioni si riposano. Metà della popolazione nidificante scompare nel mese di agosto, mentre la fine delle partenze avviene generalmente a metà settembre. Gli individui ritardatari si osservano fino ad ottobre. Osservare questa specie fuori dal tipico abiente palustre è sempre una chicca per il birdwatcher, il gruppo di volo ai passi appenninici resta sempre molto coreografico. Ci piace ricordare il gruppo di 86 individui osservato al passo Cento Croci, il 28.agosto.88, e i tre individui presso il Lago del Bicchiere (alta val Parma a 1724 mlm.) il 7/9/88.

Minacce  e protezione: Nessuna minaccia preoccupa la colonia presente a Torrile. Disturbo antropico e distruzione ambientale sono invece le maggiori minacce per le colonie ormai regolarmente presenti, nelle casse d’espansione del Parma e dell’Enza. La creazione di un’oasi di protezione su tutti i siti riproduttivi è allo studio ed allo scopo è stata inoltrata una proposta precisa all’  assessorato provinciale. La creazione di nuove zone umide e la gestione indirizzata ha mostrato come sia oltremodo facile conservare e migliorare la popolazione di una specie in pericolo. Ulteriori creazioni in progetto sul territorio provinciale permetteranno  la colonizzazione alla specie, aumentando nel contempo il numero degli effettivi nidificanti.

Cibo: Da un’indagine condotta apppositamente nelle aree di nutrizione delle varie colonie riproduttive, è risultata un’abbondante presenza di larve dei seguenti generi: Ephemeridae, Caenidae, Phryganeidae, Gyrinidae, Helophoridae, Dytiscidae, Cenagrionidae, Libellulidae, Culicidae, Simulidae, Chironomidae, Ptychopteridae, Psychodidae, Tipulidae, Syrphidae, Tabanidae, Ephydridae, Gerridae, Nepidae, Tubificidae. Sono inoltre stati osservati diversi individui adulti catturare avannotti di diverse specie ittiche, larve di Rana verde e Rospo smeraldino.

 

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Giovane di Cavaliere d’Italia. Oasi Torrile 1989

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