Il sogno realizzato: l’Oasi di Torrile

L’idea di costruire un’oasi naturalistica attrezzata nacque dalla scoperta , in compagnia dell’amico ornitologo Annibale Tornielli, avvenuta nell’agosto 1977, di due coppie nidificanti di Cavaliere d’Italia nelle vasche di lagunaggio dello stabilimento Eridania, presso Torrile. Questa specie era allora molto rara sul territorio italiano e le coppie individuate erano le uniche nidificanti nella nostra provincia. Queste coppie furono seguite anche negli anni successivi e si riscontrò che, a seguito del repentino innalzamento dell’acqua presente nelle vasche o dal mancato svuotamento delle stesse, la specie non si riproduceva o aveva seri problemi nell’allevamento dei piccoli. Fu da queste osservazioni che maturò l’idea di ricreare in un’area attigua alle vasche dello stabilimento una nuova zona umida a disposizione delle specie ad essa legate, fortemente rarefatte a causa della mancanza di habitat idonei. Grazie all’interessamento di Lorenzo Mantero, direttore in quel periodo dello stabilimento e convertito al birdwatching dalla nostra discreta insistenza, furono concessi alla LIPU in comodato gratuito dalla direzione dell’Eridania i primi otto ettari di terreno. Il progetto si proponeva di mutare questo terreno, un campo coltivato a orzo e mais, in una palude diversificata con habitat idonei alla presenza di specie animali e vegetali legate a un ecosistema ormai completamente scomparso dalla pianura parmense, interamente bonificata per le attività agricole. Ricordiamo l’incontro decisivo nella sede dell’Eridania a Genova, al quarto piano del bellissimo palazzotto De Andrè. Ricordiamo l’addetto all’ascensore che non voleva farci salire e che dopo una telefonata surreale con i dirigenti quasi ci riveriva; le domande tecniche per verificare la nostra preparazione e le disquisizioni sul livello dell’acqua delle vasche di lagunaggio dello stabilimento di S.Quirico, quasi il numero dei chiodi che avremmo utilizzato in quello che era il primo progetto di mitigazione ambientale di un grande insediamento industriale.

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La prima idea del progetto da me disegnata. Maggio 1984.

Ricordiamo la tensione nell’esprimere la nostra capacità tecnico-scientifica e le numerose domande che ci facemmo dopo la riunione; l’attesa del riscontro alla fine positivo e la firma fatidica del primo comodato che ci permetteva di proseguire nel progetto dell’oasi, al quale nessuno credeva veramente, o pareva approvare l’idea con un pò di sufficienza per farci piacere. Il primo intervento da eseguire, lo scavo, data la mancanza dei fondi necessari, fu finanziato da un accordo che prevedeva l’estrazione di argilla in cambio della costruzione della vasca, cuore umido del proget­to di creazione della nuova oasi. Con un disegno schizzato sulla carta ci presentammo alla fornace del Gruppo Sereni per esporre il progetto, la mancanza di fondi per attuarlo e la possibilità del compromesso con l’estrazione dell’argilla per ricavare la zona umida. Il progetto fu accolto con prontezza da Sergio Sereni e grazie al riscontro positivo tornammo speranzosi a casa e con un gruppo di amici (tecnici, biologi e docenti universitari) demmo vita al primo progetto italiano di restauro di una zona umida completamente artificiale. Con l’aiuto degli amici Luigi Maini e Gianpietro Desanti, dopo molte ore passate a mettere sulla carta le idee che via via si moltiplicavano, venne redatto il progetto particolareggiato, firmato ufficialmente dall’Ingegnere Daniele Pellicelli, che fu presentato al comune di Torrile, dove il sindaco, Giovanni Buttarelli, presa a cuore l’iniziativa, la pilotò verso la concessione edilizia rilasciata finalmente il 3 luglio 1986. Era fatta! Le incombenze burocratiche erano alle nostre spalle e potevano finalmente iniziare i lavori veri. Immaginavamo con ansia il cambiamento operato dai macchinari nel campo di orzo presente nell’area in concessione. Il sogno accarezzato da anni diventava finalmente realtà. Il progetto, nato dallo studio delle zone umide ancora presenti nella regione ed in particolare nel delta del fiume Po, dalla gestione delle risaie lombardo-piemontesi, dai numerosi allagamenti artificiali operati dai cacciatori, dall’habitat delle varie specie che si intendevano attirare, si proponeva di accogliere, in una piccola area il numero più elevato possibile di specie animali legate alle zone umide. Per questo nacque una serie di sezioni speciali e molto diversificate nella morfologia e nella batimetria dell’unica vasca che si intendeva ricreare, con alcuni bassi fondali e isole diversificate nella forma e nelle dimensioni. I lavori di trasformazione e scavo iniziarono nel settembre del 1986 e terminarono nel novembre dell’anno successivo. Un anno di lavoro con l’estrazione di 85.000 metri cubi di argilla e la movimentazione di altri 15.000 per la creazione di isole e batimetrie diversificate, primo esempio di ripristino naturalistico in una cava. Da un campo coltivato veniva ricavata la prima zona umida italiana completamente artificiale che ricreava ambienti scomparsi dalla bassa pianura parmense dalla fine dell’800. Le ultime risaie infatti furono prosciugate nell’area nei primi anni del ‘900 e il toponimo “Cascina Risaia”, presente nell’area, li ricorda ancora. L’oasi è nata quindi come cava di argilla, ma una cava molto speciale, perchè gli scavi erano effettuati su sezioni predeterminate e solo per adeguare le quote del terreno al progetto di creazione dell’oasi.

Ecco una foto storica, il campo come era prima della trasformazione in oasi

Ecco una foto storica, il campo come era prima della trasformazione in oasi. Settembre 1986

 

 

 Da allora abbiamo iniziato l’impianto della vegetazione palustre, ripariale e boschiva.Sono stati creati due boschi e diverse centinaia di metri di siepi stratificate. Il progetto ha previsto inoltre la creazione di strutture idonee all’eliminazione del disturbo prodotto dai visitatori dell’oasi, a volte troppo curiosi, e sono così stati costruiti capanni per l’osservazione, camminamenti di legno per rendere accessibile l’oasi anche ai disabili, pannelli esplicativi e altre facilitazioni educative. Il compromesso tra la creazione delle possibilità di vita delle varie specie di animali, in particolare degli uccelli, rare e non molto frequenti o estinte dal  territorio provinciale, la ricreazione di habitat scomparsi e la fruizione da parte di un pubblico numeroso era e resta la finalità di base del progetto. Nel 1987 sono stati costruiti tre capanni per l’osservazione degli uccelli e uno per l’accoglienza dei visitatori.

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Inaugurazione del primo centro visite dell’oasi, con l’accesso anche per le persone disabili. Maggio 1988.

Inaugurazione del primo Centro visite dell’oasi con le prime visite. Per chi passasse ora dal camminamento centrale non riuscirebbe a riconoscere il capanno nel bosco. Allora era diverso, bastava affacciarsi per far volare via tutti gli uccelli presenti. Ma la novità era talmente nuova che i visitatori si accontentavano di vederli anche da lontano e uscivano contenti dalla passeggiata (andata e ritorno dallo stesso unico sentiero lungo 400 metri.

Ecco come si presentava il primo camminamento dell'oasi nel 1987. Unico punto rimasto intoccato del campo iniziale, anzi ne costituiva la carraia principale di penetrazione dalla casa-

Ecco come si presentava il primo camminamento dell’oasi nel 1987. Unico punto rimasto intoccato del campo iniziale, anzi ne costituiva la carraia principale di penetrazione dalla casa-

In questa avventura molte persone mi sono state vicine e hanno aiutato l’oasi crescere, passando giornate indimenticabili. Molta acqua è passata sotto i ponti del Lorno e l’oasi è cresciuta.

…”In 25 anni Torrile ha ottenuto molti riconoscimenti, sia per la natura (circa duemila differenti specie animali e vegetali, alcune inserite in direttive comunitarie, tra le quali 300 specie di uccelli) sia per l’affluenza (in questi 25 anni la struttura ha accolto e ospitato circa 165mila visitaori, dai bambini delle scuole materie del territorio, ai turisti, fotografi e birdwatchers provenienti da tutta Italia e dall’estero)…  Oggi quest’area è unanimemente riconosciuta come uno dei luoghi migliori per la tutela della biodiversità e di questo dobbiamo ringraziare il suo creatore, Maurizio Ravasini… (tratto dall’articolo di Chiara De Carli, Gazzetta di Parma di domenica 6 ottobre 2013, “Torrile, da 25 anni l’oasi Lipu è un gioiello della natura”), che appena possibile vi metterò per intero.

 

fondatori

Ecco i primi e i veri fondatori dell’Oasi Lipu Torrile. Da sinistra Paolo Chiari, Carlo Fietta, Carlo Cantini e Dino Ravanetti, in piedi; Luigi Maini e un Maurizio molto giovane

 

Da sinistra Paolo Chiari, Carlo Fietta, Carlo Cantini e Dino Ravanetti, in piedi; Luigi Maini e un Maurizio molto giovane. Manca Gianpietro Desanti che ha messo in bella i miei disegni come quello della fotografia. Il primo cartello italiano in assoluto che portava questa dicitura, in tempi dove chiedere di rinaturalizzare una cava era passare per matti o visionari. In questa foto storica i fondatori veri dell’oasi. I primi operativi che ancora ringrazio per essermi stati vicini nei primi momenti e per la maggior parte dell’avventura nella creazione iniziale dell’oasi. Per due anni si è lavorato gratuitamente, spendendo del nostro, quando le sovvenzioni degli sponsor non coprivano le spese. Da allora sono passati diversi anni molto intensi, moltissime le soddisfazioni avute e i gruppi di amministratori che hanno varcato le soglie del centro visite per chiedere suggerimenti. Molti tecnici hanno copiato le nostre elucubrazioni. Molte cose sono cambiate in meglio e un campo di orzo è stato trasformato in una delle oasi più famose per il fotonaturalismo e il birdwatching. Le attrezzature sono state migliorate e incrementate per renderla accessibile nel modo migliore. L’estensione è aumentata e il traguardo è stato tagliato con l’approvazione da parte della regione e la creazione della attuale riserva naturale. 110 ettari di campagna intensamente coltivata sono ora tutelati dalla riserva naturale e 282 ettari compongono l’oasi faunistica provinciale che la comprendono. Alcuni di loro si sono persi per varie cause, altri sono arrivati, molti hanno sfruttato l’occasione, altri mi hanno deluso. Ma l’oasi è li, è cresciuta e ha attirato migliaia di turisti e animali. Se ne è parlato e se ne parla ancora.

Nella foto sotto, autoscatto del febbraio 1987, sto continuando le piantumazioni del bosco progettato per il “sogno garzaia ardeidi”, le fitocelle utilizzate non si vedono ma ci sono, e le ho piantate tutte da solo, qualche sparuto aiuto nei fine settimana. Nello stesso luogo adesso vi nidificano centinaia di ardeidi delle varie specie, vi hanno nidificato le spatole, eccetera, eccetera. La mia impronta non sparirà anche se l’invidia mi ha allontanato.

A parole non si sono mai fatte le cose, molto più facile runbarle a chi le ha inventate e costruite...Questo era la situazione del febbraio 1987, stavano termonando i primi lavori di scavo e già si pensava al resto.

Si piantano le fitocelle regalateci dalla forestale di Collecchio. Febbraio 1987

A parole non si sono mai fatte le cose, molto più facile runbarle a chi le ha inventate e costruite…Questa era la situazione del febbraio 1987, stavano terminando i primi lavori di scavo e già si pensava al resto.

 

 

 

Un momento dell'inaugurazione effettuata nel maggio 1988. Da destra Francesco Mezzatesta diretto generale Lipu, il ministro Ruffolo, l'assessore regionale Gavioli, un Maurizio vestito a festa, il sindaco Buttarelli. Ph Ravanetti 1988

Un momento dell’inaugurazione effettuata nel maggio 1988. Da destra Francesco Mezzatesta direttore generale Lipu, il ministro Ruffolo, l’assessore regionale Gavioli, un Maurizio vestito a festa, il sindaco Buttarelli. Ph Ravanetti 1988

Nel maggio 1988 l’oasi è stata inaugurata dal sindaco di Torrile, Giovanni Buttarelli  con la presenza del ministro dell’ambiente Giorgio Ruffolo e con l’intervento di un migliaio di persone, attirate dalla novità che costituiva questa nuova area protetta nata dal nulla. In quell’occasione l’indimenticabile presidente della LIPU Mario Pastore liberò un Airone rosso e il ministro  Ruffolo una Spatola (due uccelli curati nei  centri di recupero Lipu).  La stampa diede molto spazio alla notizia: il primo progetto italiano di restauro ambientale di una palude era una novità.

Sto spiegando agli ntervenuti come si gestisce il livello dell'acqua in una zona umida artificiale

Sto spiegando agli ntervenuti come si gestisce il livello dell’acqua in una zona umida artificiale.

Alla sinistra di un Maurizio mooolto più giovane e “incravattato” ci sono il vicepresidente di allora Alberto Raponi (un pò dietro), il presidente Lipu Mario Pastore, il ministro all’ambiente Giorgio Ruffolo, l’assessore regionale Gavioli

 

 

Inaugurazione dell'oasi nel 1988. La liberazione dell'airone rosso da parte dell'allora indimenticato presidente Mario Pastore (famoso giornalista). Dietro di lui l'allora segretario generale Francesco Mezzatesta (lo zio!), Maurizio, il Ministro all'ambiente Giorgio Ruffolo e l'Amministratore delegato dell'Invicta Garrino (primo sponsor oasi).

Inaugurazione dell’oasi nel 1988. La liberazione dell’airone rosso da parte dell’allora indimenticato presidente Mario Pastore (famoso giornalista). Dietro di lui l’allora segretario generale Francesco Mezzatesta (lo zio!), Maurizio, il Ministro all’ambiente Giorgio Ruffolo e l’Amministratore delegato dell’Invicta Garrino (primo sponsor oasi).

 

LA NASCITA DELL’IDEA DI PROGETTO

Alla fine di questo preludio sulla storia dell’Oasi, peraltro presente nel mio libro (L’Oasi Lipu di Torrile), vediamo gli antefatti e cerchiamo di entrare meglio nel progetto per toccare con mano cosa ha prodotto quest’idea. Tutto nasce dalla mia curiosità e dalla rarità di alcune specie di uccelli. In quegli anni trovare una zona umida nella provincia di Parma era praticamente impossibile, tutte distrutte e bonificate. Fotografare gli uccelli delle zone umide era quindi relativamente difficile e ci si recava lungo i diversi corsi d’acqua provinciali ma con pochissime occasioni. La ricerca di nuove aree riferibili a queste tipologie mi portò nella bassa parmense, attorno ai bacini di decantazione dello stabilimento Eridania. Le vasche erano rapportabili a zone umide artificiali, in special modo nel periodo primaverile quando le vasche erano semiasciutte, attirando diverse specie di uccelli. In quegli anni la zona era sottoposta a pratica venatoria nei mesi invernali e il disturbo era notevole.

Una ripresa aerea dell'area di Torrile con lo stabilimento Eridania e le sue vasche.

Una ripresa aerea dell’area di Torrile con lo stabilimento Eridania e le sue vasche.

La fotografia mostra chiaramente l’ambiente presente nell’area, coltivi a rotazione, poche siepi marginali e vegetazione arborea quasi inesistente. Trovare la colonia dei cavalieri d’Italia fu quindi un regalo veramente incredibile per me. Questa specie era decisamente rara, si andava al delta del Po per osservarla! E’ stata la prima della miriade di nuove specie che ho avuto la fortuna (qualcuno dice anche la perizia) di trovare nella nostra provincia. La gita in moto nelle vasche di questo stabilimento, nel mese di giugno 1977, con un risultato così importante,  mi esaltò e tornato a casa, telefonai prontamente all’amico Annibale Tornielli, l’ornitologo più famoso del Parmense e uno dei più noti in Italia, compagno in seguito a quegli anni di quasi quotidiane uscite ornitologiche. Non credendo alle mie parole, ero alle prime armi come ornitologo nel giro dei grandi, mandò in perlustrazione il Prof. Bertona (uomo di sua fiducia come mi disse in seguito) che confermò la presenza. Voglio inserire l’estratto della pubblicazione scientifica del 1979 che Tornielli fece in seguito (anche allora si potevano “rubare” le notizie ornitologiche per farsi belli col lavoro altrui, modus operandi che ho poi toccato con mano diverse volte in seguito!). Rivista Italiana di Ornitologia- Anno XLIX, Serie II: Tornielli Annibale, Nidificazione del Cavaliere d’Italia, Himantopus himantopus himantopus (L) in Provincia di Parma.

 

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Dalla prima nidificazione li seguii annualmente avendo avuto il permesso per l’ingresso nelle vasche dall’allora direttore dello stabilimento, Ing. Lorenzo Mantero, che ebbe poi una grande importanza presso la direzione Eridania per la positiva accoglienza del progetto di creazione dell’oasi. Nel 1978 furono due le coppie nidificanti e che allevarono 7 giovani, nel 1979 solamente una coppia si riprodusse, forse due, perchè si involarono complessivamente quattro giovani, mentre nell’uscita che feci finalmente con Tornielli trovai un pullo appena morto. Nel 1980 quattro coppie nidificarono nelle vasche, allevando 10 giovani e in quell’anno con l’acquisto della mia prima macchina fotografica riuscii finalmente a fotografarli.

Una delle prime femmine nidificanti nelle vasche dello zuccherificio che fotografai.

Una delle prime femmine nidificanti nelle vasche dello zuccherificio che fotografai.

Dopo il primo capannino fatto con quattro bastoni e un telo mimetico, ricordo le fatiche che ci portarono, (assieme agli amici Dino Ravanetti, Carlo Fietta, Paolo Chiari e Luigi Maini) a costruire tre capanni fissi nelle vasche, ma che produssero pochissime fotografie ma molte ore in attesa… un capanno sembrava una trincea e si allungava per coprire una parte di un argine a penisola per circa 15 metri. Grazie alla mia presenza nella Commissione provinciale per la pratica venatoria di allora e all’amicizia con il direttore dello stabilimento e l’aiuto della sezione federcaccia di Torrile, si riuscì a creare un ripopolamento nell’area. Con la tutela aumentarono gradualmente anche le presenze avifaunistiche nell’area. Era il 1982 i miei primi anni nella Lipu. Nella galleria seguente ho inserito le prime fotografie dei cavalieri d’Italia parmensi fatti in qui primi anni di studio e di fotografia naturalistica per me.

cavaliere-femmina-eridania-1981-c94.jpgcavaliere-maschio-al-nido-eridania-1982-c11.jpgcavaliere-maschio-sul-nido,-1982-c70.jpgcavaliere-pullo,-eridania-1981-c51.jpgcavalierino-Eridania-1981-c96.jpgNido-in-schiusa-con-cavalierini.Eridania-1982.jpg

Negli anni seguenti ho seguito le riproduzioni della specie nella provincia,tra il 1977 e il 1988 la specie si è riprodotta solamente nella colonia delle vasche Eridania. Già allora mi accorsi che le guide per l’identificazione mostravano delle lacune sull’identificazione del sesso di questa specie, per l’identificazione del sesso si utilizzava la colorazione della testa, senza osservare invece  il colore delle penne del mantello e delle copritrici alari (diagnostiche). Il Peterson-Mountfort-Hollom , A Field Guide to the Birds of Briatin and Europe, Collins,1983, nella pagina dei limicoli citava però che entrambi i componenti la coppia potevano avere la testa nera o chiara. Molti ornitologi, osservatori (il Bw era noto solo in Inghilterra come parola allora) e  libri italiani davano sempre il maschio con la testa nera e la femmina solamente con la testa bianca.

Maschio adulto con testa completamente bianca

Maschio adulto con testa completamente bianca

Questa era la descrizione che scrissi nel mio libro del 1995 sulla specie, con i risultati del primo studio per stabilire l’esistenza di una correlazione tra l’estensione della colorazione nelle parti, considerate nel passato come diagnostiche del sesso (testa, nuca e collo), e l’età individuale, tuttora in corso, e rapportata alla struttura generale del piumaggio:

Piumaggio:Adulto M.- mantello, copritrici alari e remiganti di colore nero brillante. Parti inferiori bianche con soffusione rosata durante il periodo riproduttivo. Diverso ammontare di colore nero su testa e collo posteriore, che può formare una calotta uniforme e completa. Sono stati osservati maschi nidificanti con tali aree completamente bianche. In periodo postriproduttivo assumono, nel collo posteriore e nella testa, una colorazione bianca appena sfumata di grigio. Zampe rosso carnicino brillante. Iride carminio scuro. Adulto F.- Mantello e scapolari di colorazione marrone seppia, che contrastano vivacemente con le ali nerastre. Testa, nuca e collo posteriore con variabile ammontare di colore brunastro, grigio topo o biancastro soffuso di grigio. Sono stati osservati diversi individui nidificanti nei quali tale colorazione formava un cappuccio completo, simile al maschio ideale, ma con toni opachi e brunastri. Si sono pure individuate coppie nidificanti con abiti simili, da femmina, riconoscibili esclusivamente attraverso l’osservazione della copula. Giovane-Parti superiori estensivamente macchiate e dentellate di rossastro camoscio. Zampe di colore ocra arancio che assumono in lontananza, prima della partenza per i quartieri invernali, tonalità rosate. Si assiste prima della partenza dai siti riproduttivi, ad una muta parziale: il giovane assume un piumaggio simile a quello della femmina, ma con toni più opachi, ali brunastre o marrone seppia con banda bianca terminale sulle remiganti secondarie. Testa e collo con variabile soffusione grigio topo. Sono pure osservati individui che lasciano il nostro territorio, con il primo abito, ma la percentuale risulta generalmente molto bassa ed attribuibile a soggetti nati in ritardo o da covate di sostituzione.

Il disegno utilizzato nello studio sulla variazione della colorzaione della testa, con le quattro categorie.

Il disegno utilizzato nello studio sulla variazione della colorzaione della testa, con le quattro categorie iniziali.

 

Le cinque categorie da me utilizzate per lo studio. Ho inserito la quinta categoria perchè alcuni individui, forse del secondo anno, mostravano solo soffusione sulle penne.

Le cinque categorie da me utilizzate per lo studio. Ho inserito la quinta categoria perchè alcuni individui, forse del secondo anno, mostravano solo soffusione sulle penne.

Per lo studio si sono prese per comparazione le quattro classi individuate da Glutz Von Blotzheim in “ Handbuch der Vogel Mitteleuropas” e ridisegnate  aggiungendone una nuova per il nostro scopo. Tutte le coppie riproduttive presenti nella provincia e gli individui in transito migratorio primaverile, sono stati schedati. In totale sono stati catalogati  ( tra il 1977 e il 1995) 1987 individui con i seguenti risultati:

Cat. A- “Testa bianca”- da bianco totale a presenza di pochissime penne grigie o nere. Il 9,3% dei maschi e il 19,5% delle femmine. Il 28,8% del totale degli effettivi catalogati.

Cat. B- “Testa macchiata ”- Penne singole nere ben evidenti o agglomerati di penne nere che sembrano macchie, più o meno estese, con soffusione grigia poco evidente. Il 28,5% del totale del quale il 13,4% maschi e il 15,1% femmine.

Cat. C- “Testa a placche”- Calotta nera, più o meno grande come estensione, a volte con soffusione poco evidente. Caratteri-stiche presenti solo negli individui maschi. Il 12,2% del totale.

Cat. D- “Testa soffusa”- Presenza di penne a punta grigia o brunastra come nel piumaggio da immaturo o invernale, più o meno evidente. Poche penne nere che si estendono alla base del collo. La soffusione non è mai completa come nella categoria E, sia nei maschi che nelle femmine ( dove è sempre di colore grigio topo). Il 25,1% sul totale, del quale il 10,2% maschi e il 14,7% delle femmine.

Cat. E- “Nerone”- Calotta nera completa o pressoché completa nel maschio. Punte delle penne nerastre o grigio brunastre nelle femmine. Il 5,5% del totale, del quale il 3,9% dei maschi e l’1,6% delle femmine. Negli ultimi anni sono però in progressivo aumento gli individui maschi di questa categoria.

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Un maschio della categoria testa macchiata al nido. Eridania maggio 1983

 

Un maschio di cavaliere della categoria Testa a placche.

Un maschio di cavaliere della categoria Testa a placche.

 

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Cavaliere d’Italia femmina, della categoria testa a placche, notare il mantello e le scapolari di colorazione marrone scuro

 

Nella tabella presente vengono evidenziati i risultati dello studio sulla colonia di Torrile unica colonia della specie sul territorio provinciale (dal mio libro “L’Avifauna nidificante nella provincia di Parma, 1995) . Il successo nella colonizzazione della specie nelle vasche Eridania si deve a due fattori:

a- l’intervento annuale da me effettuato per sensibilizzare il direttore e le maestranze atte alla gestione delle vasche dello stabilimento Eridania, che mi hanno sempre supportato con serietà e dedizione

b- diversa lavorazione in quegli anni da parte dello stabilimento che utilizzava le vasche solamente per il periodo estivo-autunnale. Nel tardo inverno le vasche venivano progressivamente svuotate per fare posto alle acque reflue della nuova campagna saccaricola.

Tabella riassuntiva dello studio sulla colonia riproduttiva di Cavaliere d'Italia, Vasche Eridania-Oasi Torrile.

Tabella riassuntiva dello studio sulla colonia riproduttiva di Cavaliere d’Italia, Vasche e area Eridania

 

Da questi successi e dalla collaborazione e fiducia nacque nel 1984 il progetto per la creazione dell’oasi in un’area di proprietà adiacente le vasche e poco utilizzata dallo stabilimento. Ma l’idea è nata soprattutto dalla osservazione della presenza di numerose specie di uccelli in un’area attigua allo stabilimento, dove venivano stoccati i codini (terra di risulta dallo scarico con le teste e le code delle barbabietole). In quest’area si smaltivano e la presenza di materiale organico e l’impermeabilità del terreno creava una tipologia di zona umida ricchissima di cibo. Adesso in quell’area è presente la centrale elettrica. Anche i cavalieri l’avevano scoperta e vi si riproducevano. Alcune delle prime fotografie che ho potuto fare alla specie sono state fatte in quest’area da capannini fissi utilizzando intelaiature di ferro o legno e teli di iuta.

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L’area a fronte dello stabilimento che evidenzia la zona umida che si formava a fine inverno.

Con la presenza del materiale organico e le  acque meteoriche negli anni seguenti si è formata una piccola zona umida che attirava miriadi di uccelli migratori. Le coppie di cavaliere d’Italia anche grazie a questa presenza sono aumentate annualmente e questa sub-colonia era composta da 8-12 coppie riproduttive annuali. Con il badile ho costruito delle piccole isolette di fango in mezzo all’acqua per incrementare la riproduzione della specie ma anche per permettere la sicurezza alle coppie dai predatori terrestri.

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La zona umida presente nel 1984, creatasi con lo spostamento della maggior parte del terreno con i residui e con il ristagno dell’acqua.

In questa piccola zona umida si era creato un bellissimo ambiente che mi ha consentito di provare le idee gestionali e di conservazione che ho poi messo in pratica nel progetto dell’oasi. Questa presenza e la creazione di una zona di ripopolamento con la chiusura della pratica venatoria ha permesso l’incremento delle specie e degli individui che stazionavano anche nelle vasche di decantazione. Tra il 1984 e il 1987 le coppie nidificanti in quest’area si sono stabilizzate in venti, una delle colonie più importanti delle aree interne italiane.

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Coppia di Cavaliere d’Italia in accoppiamento, nella zona umida laterale, Eridania 1984

In quegli anni tutte le escursioni nell’area finivano con la visita, se era libero, al direttore dello stabilimento che divenne un bravissimo birdwatching; incredibile fare osservazioni direttamente dal suo ufficio, tra ingegnieri indaffarati e progettisti curvi ai primi computer. Queste interazioni ci hanno effettivamente molto aiutato nella presentazione del progetto alla direzione generale, la fiducia instauratasi e la volontà di fare, scaturita dai progetti che avevamo portato avanti (io e pochi miei amici) nelle vasche e nella piccola zona umida artificiale, la possibilità di girare agevolmente nell’area, mi hanno permesso di studiare le varie proprietà Eridania e di individuare un’area posta tra le vasche di decantazione e il Canale Lorno idonea all’idea che avevo in testa. La presenza del Canale Lorno con acqua perenne e una vegetazione ancora abbastanza interessante, l’ubicazione delocalizzata e laterale alle vasche, ha consentito una colonizzazione veloce negli anni della creazione dell’oasi.

Ebbene si, il sogno è diventato realtà ed ora è una delle riserve naturali regionali più conosciute a livello italiano. L’idea di creare una casa ai primi cavalieri d’Italia e la possibilità di osservarli da capanni comodi si è dimostrata vincente, ma vedremo nelle prossime pagine quanta fatica e lavoro per arrivare allo stato attuale. Nella fotografia sottostante la piccola casa bianca centrale è l’attuale ingresso della riserva e il centro visite.

Una fotografia storica, l'are del progetto Oasi Torrile. Ripresa effettuata dalla parte delle vasche Eridania

Una fotografia storica, l’area del progetto Oasi Torrile prima del progetto e della trasformazione. Ripresa effettuata dalla parte delle vasche Eridania Tutto era ancora un sogno!

 La storia della scoperta e dello studio sul Cavaliere d’Italia

Ma vediamo di conoscere meglio con l’ausilio della documentazione di allora la presenza del Cavaliere d’Italia nelle vasche Eridania e i particolari dello studio, da me intrapreso, dal 1977 e che ha portato all’idea successiva di costruire l’Oasi Torrile. Le vasche di decantazione dello zuccherificio erano le uniche zone umide, considerandole in questo modo, presenti allora sul territorio di pianura della provincia di Parma. La loro estensione, la relativa tranquillità in periodo primaverile e habitat similari e idonei a specie legate alle aree palustri, attiravano numerose specie migratorie; durante uno dei miei giri ornitologici, volti a documentare la presenza delle varie specie nidificanti sul territorio,nel mese di maggio 1977 mi recai in quest’area che consideravo poco idonea. Attorno alle vasche esisteva già allora molta vegetazione incolta e soprattutto canneti in crescita spontanea, interessato a capire se vi si trovavano individui della famiglia Acrocefalini, camminai alla base degli argini delle vasche. In periodo riproduttivo il Cavaliere d’Italia è abbastanza vocifero e se è nell’area è presente si fa notare agevolmente. Sentendo i richiami risalii le arginature e sceso nella vasca più vicina venni attaccato da due individui che mi sorvolavano a bassa quota esternando la loro irritazione con acute grida simili ad una trombetta di carnevale. Mi misi in allarme perchè conoscendo il comportamento aggressivo della specie solamente nei siti di riproduzione ed esplorai la base della vasca riuscendo a scovare due nidi a vulcanetto con 4 uova, nella parte asciutta e ricca di vegetazione secca, formata nella maggioranza da Poligono e Cencio molle. La situazione era simile a quella della fotografia seguente, del 1984; allora non possedevo alcuna fotocamera e i telefoni cellulari erano ancora un sogno.

Un nido a vulcano della stagione riproduttiva 1984 nelle vasche Eridania.

Un nido a vulcano della stagione riproduttiva 1984 nelle vasche Eridania.

La situazione esistente nell’area la si evidenzia nella fotografia successiva, dove si notano i due vulcanetti costruiti nell’acqua bassa dalle coppie nidificanti.

Area riproduttiva di Cavaliere d'Italia nelle vasche Eridania, maggio 1983

Area riproduttiva di Cavaliere d’Italia nelle vasche Eridania, maggio 1983

Procurato il permesso d’ingresso alle vasche ho seguito la nidificazione della specie annualmente. Il divario del livello d’acqua fra la fine delle lavorazioni e il periodo primaverile permetteva la presenza di capanni mimetici utilizzati nel corso dello studio. L’ingresso in queste postazioni temporanee ha permesso l’acquisizione di un enorme mole di dati sulla biologia della specie che sono state alla base del progetto di creazione successiva dell’oasi e sulla gestione successiva.

Uno dei capanni utilizzati per lo studio

Uno dei capanni utilizzati per lo studio

Il Cavaliere d’Italia, conosciamo la specie

La realizzazione del progetto vista dalla mia parte

L’Oasi di Torrile nelle parole di ex Presidenti e Direttori della LIPU

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