L’Oasi di Torrile nelle parole di ex Presidenti e Direttori della LIPU

Voglio farvi partecipi delle bellissime parole che hanno scritto nella presentazione del mio libro sull’oasi di torrile alcuni amici. Nei momenti di sconforto il rileggere le loro parole è stato di grande aiuto e anche per questo le voglio condividere come un puro e semplice riconoscimento e ringraziamento alla nostra amicizia. Il libro dell’oasi, ormai sold-out da tempo presto rivedrà la luce in un ebook che sto preparando e che potrete scaricare nel futuro.Nel frattempo godetevi questi attestati d’amicizia!!

Danilo Mainardi Presidente onorario LIPU 

…In un fascicolo di quest’ultimo ottobre (2006) il settimanale inglese di divulgazione scientifica New Scientist ha dedicato un’interessante inchiesta, intitolata “Earth without people”, alla futurologica domanda: che succederebbe alla terra se, di colpo, il genere umano dovesse scomparire? Non c’è che dire, le risposte di eminenti scienziati fanno fare pensieri davvero poco esaltanti sul ruolo che la nostra specie, nel suo complesso, s’è andata ritagliando addosso. Faccio solo qualche esempio: praticamente subito la maggior parte delle specie a rischio si salverebbe; nel giro di 24-48 ore scomparirebbero l’inquinamento acustico e quello luminoso; in tre mesi diminuirebbe quello atmosferico; in cinquant’anni le acque di fiumi e laghi sarebbero ripulite da nitrati e fosfati, i mari e gli oceani verrebbero ripopolati dai pesci e dagli altri organismi d’acqua salata; in 500 anni sarebbero totalmente rigenerate le barriere coralline… E via di questo passo fino a tempi proiettati in un futuro lontano perché, per esempio, per la completa scomparsa delle scorie nucleari occorrerebbero addirittura 2 milioni di anni. Devo confessare che, anche se mai sarei stato capace di fabbricare uno scadenzario così dettagliato, il pensiero di come ritornerebbe bella e equilibrata la terra se gli uomini, di colpo, scomparissero, l’avevo fatto anch’io, e chissà quanti altri. Ma, d’altra parte, non è un bel pensiero considerare la scomparsa della nostra specie come l’unica soluzione positiva. Ci mancherebbe. Detto ciò, e passando da un fantascientifico globale a un più realistico locale, non so com’è ma m’è venuto da pensare a quanto è concretamente successo in questi ultimi venti anni all’ambiente di Torrile. Anche in questo caso, volendo, potremmo fare uno scadenzario, anche se alla rovescia, perché in questa zona una volta industriale e snaturata è per gradi tornata l’acqua pura, e l’aria, e gli uccelli, e le piante. E tanti altri animali. S’è insomma ricostituito quell’ambiente naturale che l’impatto dell’uomo aveva umiliato fino quasi a cancellarlo. Ebbene, la cosa importante è che ciò è avvenuto non perché qui la gente è sparita, ma perché è arrivata gente giusta. Questo il libro racconta e documenta, e si tratta di una bella lezione: perché le cose cambino, ciò che occorre è che l’uomo cambi. Che percepisca, cioè, la necessità del cambiamento e poi lo metta in atto. A Torrile questo è avvenuto e per noi della LIPU è una grande vittoria. Grazie allora, da tutti noi, a Maurizio Ravasini e ai tanti altri che con lui hanno combattuto le giuste battaglie fino a vincere la loro, e nostra, pacifica guerra.

alba

 

 

 Giuliano Tallone ex Presidente LIPU

Circa vent’anni fa, all’inizio degli anni ’80, ero un giovane attivista della LIPU di Torino nel periodo entusiasmante della crescita dell’associazione e delle sue campagne, in particolare quella sul birdwatching e sulle Oasi. Tra i progetti più rilevanti era “mitico” quello del ripristino di una zona umida nel bel mezzo della pianura parmense, in un’area della pianura padana ormai caratterizzata solo da campi e da industrie. E proprio nei pressi di una di queste ultime, l’Eridania, stava sorgendo sulla base di un ambizioso e unico progetto (almeno per il nostro paese), l’Oasi LIPU di Torrile. Proprio in quegli anni mi fu proposto di recarmi a Parma per collaborare professionalmente con l’associazione, e così feci. Ebbi quindi l’occasione di conoscere meglio Maurizio Ravasini, “padre” dell’Oasi LIPU di Torrile, e di collaborare allo sviluppo delle sue strutture e del monitoraggio scientifico, sia pure con un ruolo marginale. Maurizio è “l’uomo di Torrile”: ha pensato, proposto, fatto finanziare, pro-gettato ed anche realizzato materialmente l’intervento di ripristino che ha portato questo angolo di campagna intensiva a diventare un vero e proprio paradiso degli uccelli. Ricordo quando si tuffava nelle acque dello stagno per mettere a dimora una per una le piante acquatiche che oggi adornano questo splendido ambiente… Come per tutte le passioni totalizzanti, anche per questa era – e forse è ancora – necessario un pizzico di follia: e certamente Maurizio ha messo tutto se stesso in questa operazione ormai ventennale. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa che il riconoscimento e il censimento degli uccelli dell’oasi, i viaggi negli ecosistemi di tutto il mondo, la fotografia e la cinematografia naturalistica e l’Oasi stessa sono parte integrante del modo di essere di questa “colonna” della LIPU. Prima o poi qualcun altro prenderà in mano il testimone della gestione di Torrile, ed in parte con le nuove attrezzature per la visita, la nuova organizzazione e una visione più “strutturale” dell’Oasi all’interno delle politiche della LIPU e delle Amministrazioni che supportano questo visionario progetto, questa “transizione” dal periodo di fondazione ad una situazione più stabile e strutturata è già in corso. Evidentemente dietro una operazione così complessa c’è e c’è stata tutta la LIPU, i suoi progettisti e naturalisti, i suoi sponsor che hanno sostenuto l’Oasi (prima Invicta e poi Eridania, Mazzali Armadi, Swarovski e Industria Laterizi Giavarini, tra i maggiori), le amministrazioni locali ed in particolare la Provincia di Parma e il Comune di Torrile, la Fondazione Cariparma. Ma non possiamo e non dobbiamo dimenticare che quello che oggi vediamo e di cui apprezziamo l’unicità e la bellezza iniziò perché un giovane naturalista molti anni fa osservando un Cavaliere d’Italia in una vasca di uno zuccherificio con in mente le grandi realizzazioni delle riserve della RPSB in Gran Bretagna pensò di poter realizzare un sogno poco fuori della sua città. E con l’aiuto di molte altre persone, contagiate dal suo entusiasmo, ci è riuscito.

 

 

Un machio di Albanella minore torna al sito riproduttivo dopo un pomeriggio passato sui prati a sfalcio alla ricerca di prede.

Un maschio di Albanella minore torna al sito riproduttivo dopo un pomeriggio passato sui prati a sfalcio alla ricerca di prede.

 

 

Francesco Mezzatesta Segretario generale della LIPU ai tempi della nascita del progetto Oasi Torrile.

“E’ in provincia di Parma il primo caso italiano di restauro ecologico di un habitat. A Torrile la LIPU ha trasformato un pezzo di campagna in palude. Un’attrazione irresistibile per trampolieri e aironi, anatre e rapaci, che sono subito arrivati a cibarsi nel nuovo specchio d’acqua. Vi immaginerete la gioia di tutti noi ambientalisti nel vedere crescere la vita animale e vegetale secondo quanto programmato a tavolino. Ideatore e ferreo sostenitore di tutto ciò è un parmigiano purosangue: Maurizio Ravasini. A lui va il merito di aver creduto fermamente nel progetto che altri all’inizio consideravano con un certo scetticismo. Nella campagna fra Torrile e Trecasali sorge lo stabilimento Eridania, con tanto di vasche dove depurare le acque di scarico della lavorazione delle barbabietole. Questi specchi d’acqua, pur se “inquinati” in quanto depuratori, erano gli unici “laghi” che gli uccelli vedevano dall’alto nel deserto agricolo della circostante pianura padana. Unici posti d’acqua dove sostare a trovare il cibo. Ravasini frequentava queste zone e notava entusiasta la quantità e la varietà delle specie presenti. Dove c’è acqua c’è vita, dice il proverbio ecologico. La dimostrazione era sotto gli occhi di tutti. Sognò di porre nelle vicinanze dei laghi di depurazione altri laghi con acqua pulita. Dotato di una notevole “carica emotiva-ecologica” Maurizio è così riuscito a contagiare l’allora direttore dell’Eridania Lorenzo Mantero. Così le osser- vazioni-birdwatching delle Pavoncelle e dei Cavalieri d’Italia furono estese a parecchi dirigenti dello stabilimento di S.Quirico. L’idea fu allora di chiedere all’Eridania la concessione di un campo vicino alle vasche e di ricostruire una palude con acqua pulita. l’OK della dirigenza genovese venne accordato. L’Invicta, la famosa ditta che produce zainetti, decise di sponsorizzare la LIPU e di fondare l’oasi “Il Cavaliere d’Italia” così come oggi la riserva è chiamata. Con l’aiuto di tanti amici e soci della sezione di Parma, tra cui in particolare Daniele Pellicelli, Luigi Maini, Gianpietro De Santi, Agata Cleri e Franca Zanichelli (che in vario modo hanno contribuito alla progettazione dell’Oasi), Ravasini dette il via ai lavori di scavo: acque basse per i limicoli, isole per le nidificazioni, acque profonde per le anatre di superficie, pareti sabbiose per quelle specie di rondini d’acqua che sono i Topini e soprattutto l’habitat per quello splendido trampoliere che è il Cavaliere d’Italia. Inoltre furono pro- grammati capanni d’osservazione in legno, i migliori attualmente esistenti in Italia, sul modello di quanto visto nelle riserve inglesi della RSPB (Royal Society for the Protection of Birds). Gli attivisti della sezione, a cui va il ringraziamento di tutti noi della LIPU, hanno addirittura piantato un bosco. Non so quante piante abbiano messo a dimora lavorando per molti sabati e domeniche nel fango. So che hanno lavorato sodo per davvero e che dal nulla di prima adesso ci sono boschetti in crescita. Allo sponsor Invicta e al dottor Garrino in particolare, all’Eridania e al Dottor Mantero in particolare; a Ravasini e ai collaboratori della Sezione LIPU di Parma va il più vivo ringraziamento del Consiglio Direttivo della LIPU. A tutti i soci di Parma e provincia va l’invi- to a visitare questa notevole realizzazione, unica nel suo genere, che ci augu- riamo possa essere imitata presto in tante altre zone del nostro paese.”

 

La costruzione del primo camminamento in legno. La prima macchina che ho messo a disposizione sullo sfondo e in primo piano l'ingresso al primo capanno (ora vi è il capanno doppio della provincia a fianco della garzaia)

La costruzione del primo camminamento in legno. La prima macchina che ho messo a disposizione sullo sfondo e in primo piano l’ingresso al primo capanno (ora vi è il capanno doppio della provincia a fianco della garzaia)

 

 

 Marco Lambertini Direttore LIPU 1990-1997. Ora Direttore generale di BirdLife International

Quel sogno e quel sognatore…. Immaginate una passione pura e travolgente, perfino infantile, per la natura. E immaginatela accompagnata da un sogno e da tanta, tanta determinazione. Erano ancora i tempi dei pionieri della conservazione della natura in Italia. Avevamo appena iniziato a vedere la luce alla fine del lungo e oscuro tunnel che aveva dominato gli anni ’60 e ’70, dove l’Italia si autodefiniva “Siamo in cielo il deserto d’Europa” e la politica si concedeva facilmente a tutti i gruppi di pressione anti-ambientalisti: inquinatori, cementificatori e cacciatori in prima linea. Una luce ancora flebile per i più, ma forte abbastanza ad accendere l’entusiasmo di noi ottimisti e lottatori. Una prima flessione nel numero di cacciatori, il successo della campagna birdwatching della LIPU, la crescita dei soci delle associazioni ambientaliste, le prime oasi naturali private di WWF e LIPU, la crescente attenzione dei media, una lenta presa di coscienza collettiva. Cosi’ iniziavano gli anni ’80, in un clima di risorgimento natura-listico dove c’era finalmente spazio per i sogni. E il sogno di Maurizio era quello di vedere una palude riconquistare la bassa Parmense. Ogni sogno e’ stimolato da una “visione” e quegli uccelli elegantissimi e un po’ sproporzionati, dalle lunghe zampe rosse e l’abito bianco e nero che sembravano approfittare degli specchi d’acqua delle vasche di decantazione dell’Eridania, offrirono lo spunto per immaginare di ricreare per loro un lembo di paludi perdute. Ma tra il dire e fare… ci vuole strategia e tattica. Quindi un’altra grande, nuova idea: un’ alleanza strategica e innovativa tra la LIPU, lo Zuccherificio Eridania e l’Industria Laterizi Giavarini. Un’alleanza ”benedetta” dalla lungimiranza della Provincia di Parma e il Comune di Torrile. Così le ruspe iniziarono a scavare, e quel semplice tratto di campagna fu temporaneamente stravolto tra polemiche dei più puristi e radicali, e la derisione e l’opposizione dei tanti nemici dell’ambientalismo. Ma bastò una stagione per vedere l’ “oasi” prendere forma. E’ incredibile come la natura si affretti a riconquistare spazi perduti: sorprendente e immensamente incoraggiante. Erano tempi in cui gli Italiani stavano scoprendo il birdwatching e Torrile divenne una meta usuale per scuole e amanti della natura. Un’area dove i primi capanni di osservazione stile inglese permettevano di attirare il grande pubblico e metterlo a contatto con creature selvatiche altrimenti relegate ai pochi specialisti o al freddo e distante rapporto con la carta patinata o agli schermi televisivi. Ma a Torrile, martin pescatori, cavalieri, marzaiole, germani, sterne e aironi erano così vicini ai capanni che sembrava poterli toccare! La palude era tornata, con lei mille protagonisti selvatici, e al loro seguito una folla di appassionati, entusiasmati dal quel contatto con il mondo selvatico. Maurizio è fortunato perchè può dire ( e lo dico io per lui) di aver realizzato un sogno. Un sogno che ha contagiato tanti altri, che ha permesso a migliaia di bambini di osservare un Cavaliere d’Italia zampettare ai bordi della palude o una Nitticora aggrappata ai rami di salice: esperienze, emozioni e piccoli safari che possono fare la differenza nel modo in cui rispettiamo l’ambiente una volta adulti. E lasciatemi concludere questo elogio alla passione e alla ostinazione di Maurizio, demolendo un altro luogo comune. Torrile può sembrare forse una goccia nell’oceano di questa crisi mondiale della biodiversità. Ma la salute, la salvezza del Pianeta è una scommessa che vince a livello locale, con tanti “Torrile” e tanti Maurizio sparsi per il mondo. E imparate da Maurizio: piccoli e grandi sogni, si possono realizzare….ma non da soli….ci vuole la passione e l’energia. Voi amanti della natura, non rassegnatevi mai. Continuate a lottare…e a sognare.

 

 

Alba nebbiosa con residui di ghiaccio. L'inverno sta finalmente per finire. Una delle mie ultime fotografie prima della pausa con la telecamera ( pausa durata fino al febbraio 2011)!

Alba nebbiosa con residui di ghiaccio. L’inverno sta finalmente per finire. Una delle mie ultime fotografie prima della pausa con la telecamera ( pausa durata fino al febbraio 2011)!

 

 

Armando Gariboldi Direttore Generale LIPU 1997-2001 Naturalista

Sono stato nella LIPU per circa 23 anni, dal 1979 al 2001, ricoprendo praticamente tutti gli incarichi volontari e professionali. Una lunga militanza che, tra le altre cose, mi ha permesso di seguire da vicino e quasi passo dopo passo la vicenda, per molti aspetti incredibile, dell’Oasi di Torrile sin dalla sua nascita ufficiale, nel 1988. Eppure ho aspettato anni prima di andarla a visitare la prima volta. Perché, lo confesso, il posto non mi attirava nemmeno un po’. Di natura selvatica neanche l’ombra (l’oasi come noto è frutto interamente di un sapiente intervento di ricostruzione ecosistemica) e i dintorni erano davvero bruttini, con lo stabilimento dell’Eridania che incombeva ricordandomi un po’ troppo una sorta di centrale nucleare, con in più la produzione periodica di odori non propriamente primaverili. E invece con il tempo Torrile è migliorata, si è ingrandita, è stata attrezzata per poter fare comodamente birdwatching. La natura è cresciuta ed ha preso possesso dell’area. Soprattutto a Torrile sono arrivati gli uccelli. A migliaia, per centinaia di specie, comprese alcune davvero impensabili, come le rare aquile anatraie. I primi che hanno cominciato a nidificare sono stati i mitici cavalieri d’Italia, simbolo dell’Oasi, seguiti da anatre, fraticelli, oche, cicogne ed infine anche dagli aironi, che qui hanno insediato una loro garzaia. Oggi Torrile è forse il caso di ricostruzione naturalistica più noto d’Italia. I suo dintorni sono ancora bruttini e ogni tanto l’acqua che esce dalle vasche dell’Eridania non è certo delle migliori. Inoltre l’Oasi è un cantiere perennemente aperto, ma gli uccelli, come anche i visitatori muniti di binocolo e macchina fotografica, continuano ad arrivare sempre più numerosi, anche grazie all’istituzione di un’ oasi provinciale di protezione della caccia, che ha allontanato un po’ di più dai suoi confini le doppiette sempre in agguato. Inoltre la presenza dell’Oasi ha contribuito a “formare” decine di appassionati e a far crescere l’ornitologia del Parmense. Tra l’altro, anche grazie “all’effetto Torrile”, si è cominciato ad esplorare sempre meglio i dintorni della zona protetta, arrivando sino al Po e scoprendo così l’importanza strategica di quella fascia di pianura, apparentemente banale, che corre lungo il grande fiume. Ecco allora scoprire la più importante popolazione italiana nidificante di falco cuculo, ecco le albanelle, gli occhioni, le averle cenerine e tante altre rarità impensabili da osservare, sino a pochi anni fa, con quella frequenza e regolarità. Molte di queste scoperte le ha fatte Maurizio Ravasini, “croce e delizia” di Torrile e dei suoi frequentatori (pennuti e non). Tuttavia ogni luogo ha una sua anima, ciò che gli antichi latini chiamavano “genius loci”, e Maurizio fa ormai parte di quella di Torrile, proprio come il volo rumoroso dei cavalieri d’Italia o il canto notturno dell’Usignolo nelle grandi siepi di biancospino. Non saprei immaginare Torrile senza di loro. E proprio a loro, alla LIPU, ai volontari e a tutti coloro che si impegnano ogni giorno a portare avanti l’Oasi, faccio i miei più sinceri auguri per un futuro sempre più ricco di Natura.

 

 

Un gruppo di oche selvatiche in migrazione sull'oasi. Si fermeranno per dormire, ripartendo per altri lidi all'alba successiva

Un gruppo di oche selvatiche in migrazione sull’oasi. Si fermeranno per dormire, ripartendo per altri lidi all’alba successiva

Elena D’Andrea Direttore LIPU fino alla fine del 2012

Entrare in uno dei capanni di osservazione dell’Oasi LIPU Torrile è un’esperienza indimenticabile. La sensazione che ho avuto la prima volta e che si ripete sempre, è quella di entrare in un mondo “diverso”, un universo, quello della natura, che finalmente, dalle “finestre” di quelle casettine di legno posso osservare da vicino, vedendone anche i segreti più reconditi, altrimenti inaccessibili. E’ stato proprio grazie a quest’Oasi che ho conosciuto le miei prime specie di uccelli, che ho imparato a riconoscerne i colori e le forme, che mi sono emozionata per il volo di un Martin pescatore che entrava nel nido tra le sue sponde e ho sorriso per il buffo modo con cui le anatre di superficie immergono la testa quando cercano il cibo sott’acqua mostrandoci il loro “di dietro”, quasi sfrontatamente. Una grande valenza educativa, questa, delle Oasi che sono attrezzate con strutture e persone competenti a disposizione del pubblico, dei visitatori, per permettere a tutti, anche ai meno esperti, di imparare cosa è la natura e così apprezzarne il profondo valore. Se pensiamo a quante scolaresche, a quanti visitatori hanno nel corso di tutti questi anni potuto apprezzare la bellezza della biodiversità così tenacemente ricostruita e mantenuta a Torrile, abbiamo la riprova di quanto quella sfida lanciata nel 1986 sia stata lungimirante. Il ruolo di un’associazione ambientalista come la LIPU è quello di proteggere la natura ma, nel farlo, è importante che sia coraggiosa, sperimentando modelli e modalità che ancora non sono usuali. L’Oasi LIPU Torrile è stata proprio questo, un sasso lanciato oltre la siepe. Ricostruire un ambiente naturale da un campo di grano, e farlo pensando al tempo stesso sia alle esigenze degli uccelli che a quelle dei visitatori, è stata, allora, una scelta d’avanguardia. E questo voler essere sempre un passo avanti non deve perdersi neppure ora, che l’Oasi ha tanti anni di storia e, come ben vediamo in questo libro, ha raggiunto molti risultati. L’ambizione – nella sua accezione più positiva – di volerne fare un luogo di eccellenza vede unite tante forze, istituzioni pubbliche e realtà aziendali private, fondazioni e volontariato, perché ognuno è consapevole di quale sia il valore immenso di quel bene che è l’Oasi. Perché quando usciamo dal capanno e dopo averla visitata ne lasciamo i sentieri, sap-piamo che quel mondo fatto di alberi, cespugli, erba, isole, terra, uccelli, farfalle, odori, silenzi e versi di animali, acqua, colori rimane lì. Noi andiamo, ma l’Oasi rimane. E’ un senso di sicurezza, come lasciarsi alle spalle una casa che sappiamo difesa e protetta, dove non potrà accadere nulla di male. Una consapevolezza che dà fiducia e speranza per il futuro dell’ambiente, che poi è il mondo in cui noi viviamo. Forse anche per questo l’Oasi LIPU Torrile – e tutte le Oasi – sono così amate dalla gente.

 

Un gruppo di Tife si apre per  inseminare i dintorni.

Un gruppo di Tife si apre per inseminare i dintorni.

Le fotografie sono tratte dalla mia pubblicazione del 2007, L’Oasi Lipu Torrile. Sono tutte scansioni di vecchie diapositive!

La Garzaia di Torrile, una previsione azzeccata!

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