New York e la costa est degli Stati Uniti, 1980!

Viaggiare! Viaggiare e conoscere il mondo che ci circonda è sempre stato un mio sogno e appena ho potuto ho viaggiato! In questa sezione del mio sito vi porterò in alcuni dei viaggi che ho avuto la fortuna di effettuare.

Ricordo il mio primo viaggio intercontinentale, nell’agosto 1980, New-York e la costa est degli Stati Uniti. Avevo appena comperato la fotocamera, una Nikon FM, con un 300 fisso e il 50 mm. Ecco una delle prime fotografie che ho scattato. Nella fotografia ho erroneamente messo l’anno 1981 perchè nel telaietto Kodachrome era segnato quell’anno, in effetti lo sviluppo ci fare aspettare le diapositive anche per qualche mese fra ritorno a casa, spedizione sviluppo e ritorno. Seguitemi e ne vedremo delle belle nelle pagine seguenti!! Molte fotografie di quel viaggio sono state rovinate durante un trasloco e quindi buona parte delle fotografie di varie specie animali e parte del viaggio non è documentabile, ma quelle che mi sono rimaste ed il racconto che farò vi permetterà di scoprire le prime sensazioni che ottenni da questo primo viaggio!

New York, la Quinta strada al tramonto

New York, la Quinta strada al tramonto

Il viaggio inizia da Parma in treno fino a Milano dove cambio e prendo un TEE per la prima volta, destinazione Bruxelles dove con un aereo della Continental raggiungerò New York. Aereoporto Kennedy di New York, la grande mela, la mia prima trasvolata dell’Oceano Atlantico  e il mio primo grande viaggio da solo. Sono molto eccitato e anche un pò in apprensione per la lingua, il mio inglese scolastico mai utilizzato fuori dalle natie sponde.

Ed eccola dopo 8 ore di viaggio la Grande Mela, Big Apple, la mitica New York, con le sue contraddizioni e le mie aspettative. Tutto mi affascina, è così grande tutto. Il primo impatto con l’aeroporto Kennedy e la città è stato incredibile, guardandomi intorno come un bambino mi dicevo:” ma è come nei film, ma è vero che sono a New York”. Brian mi era venuto a prendere con una tipica automobile americana di quei tempi, lunga, grossa e vistosa di un bel colore verde. Lungo il tragitto per la prima nostra destinazione rimiravo la grandiosità delle costruzioni ed ecco, dietro alte sponde laterali della Motorway Manhattan con il suo tipico profilo. La giornata non era proprio di quelle splendide, cupi nuvoloni sovrastavano la città, me ne ero accorto durante l’atterraggio. L’avvicinamento all’aeroporto non era stato dei più dolci, con frequenti scossoni della carlinga quando ci infilavamo nei grossi cumuli degli strati più bassi, ma tutto era andato liscio e il mio primo volo transoceanico mi aveva iscritto di diritto nei viaggiatori di lunga gittata. Prima dell’atterraggio avevo rimirato l’estensione di Jamaica Bay, una delle mete ornitologiche appena fuori dalla città.

La prima fotografia che ho scattato dopo l'atterraggio, dalla auto di Brian, lungo il tragitto.

La prima fotografia che ho scattato dopo l’atterraggio, dalla auto di Brian, lungo il tragitto.

La destinazione era la casa di una signora, Miss Muma, che abitava su Long Island, nella cittadina di Fort Salonga- King’s Park, a circa 50-60 chilometri dal centro ( per il centro in una città come New York si intende da Manhattan). Nel Queens e lungo Brooklyn mole case enormi erano bruciate, incredibile, appena fuori dalle autostrade che si intersecavano come serpenti in calore, osservazioni che mi sarei aspettato in un film con Al Pacino e  Deniro. Invece era tutto reale e Brian mi ha spiegato che per sfrattare gli abusivi i proprietari bruciavano le abitazioni… Passati su Long Island la visuale era completamente diversa, l’autostrada era costeggiata da verde ovunque e le case si intravedevano tra enormi piante secolari e ampi giardini. Nei centri cittadini le casette unifamiliari bordavano le piccole strade che le raggiungevano. Assaporavo finalmente l’aria pulita, l’impatto con lo smog della grande mela era stato terribile, sentivo ancora il naso irritato e davo ancora qualche colpo di tosse. Ecco le prime sensazioni di un provinciale nell’America proclamata da tanti film, effetto grandiosità e colpi di tosse per lo smog veramente pungente. Ma le meraviglie non erano ancora cominciate e quando finalmente arrivammo a destinazione non potevo credere ai miei occhi: dopo un parco con annesso laghetto e un prato che sembravano non finire mai una casa deliziosa nel verde. Questa sarebbe stata la mia situazione logistica per la vacanza. Ero veramente fuori di testa dalla meraviglia e dalla contentezza. Ci accolse la governante di origine tedesca come l’accento lasciava capire chiaramente e con cipiglio autenticamente teutonico mi chiese se avevo fame e come era andato il viaggio. Avevo addirittura la governante personale…

Ecco la casa dove ho soggiornato per circa un mese. Casa dei sogni? Siiii!

Ecco la casa dove ho soggiornato per circa un mese. Casa dei sogni? Siiii!

La signora che aveva perso il marito da poco e che aiutava Brian in Italia, aveva bisogno di gestire l’enorme parco e quindi l’accordo era che in cambio di vitto e alloggio avremmo dato una ripulita al tutto. Un accordo abbastanza comune negli States. Molto comodo anche per me che in quanto a dollari ne avevo abbastanza bisogno e l’affitto in una casa di quel tipo era da dimenticare. Le colazioni di Herta erano grandiose e l’unico problema era che in conversazioni veloci non riuscivo a capire un accidente, ma dopo una settimana qualcosa era migliorato e almeno metà delle frasi riuscivo a comprenderle. Iniziò così il mio “sogno americano”, da immigrato-turista speciale, in una casa incredibile, in una delle ricche zone abitative di Long Island, facendo il giardiniere. Il primo incontro con Miss Muma aveva lo scopo di capire come intendesse la gestione del parco, e dopo un pranzo tipico con un tacchino gigante, riuscii a capire che andava bene quanto avremmo fatto, le mie conoscenze avevano fatto colpo e la cosa che più le stava a cuore era il frutteto misto che il marito aveva curato così amorevolmente. Il parco era comunque un incredibile palestra del birdwatcher e le prime osservazioni avvenivano appena dopo colazione nel primo giretto mattutino. La situazione ambientale si può riassumere così: Un bosco misto a caducifoglie del nordamerica trasformato a parco nelle aree prospicenti la casa e selvaggio nelle aree laterali e lontane. La proprietà era di circa 10 ettari ed era presente anche un lago di 50×25 metri. Cosa potevo desiderare di meglio? Nella prima settimana di permanenza costruii una mangiatoia che dopo due giorni ci riservò sorprese incredibili facendo salire repentinamente la già ricca check-list.

Una veduta di parte del parco

Una veduta di parte del parco

E così cominciai la mia vacanza lavorando tra un giro e l’altro, visitando i parchi naturali presenti nelle vicinanze e iniziando a conoscere la grande metropoli da vicino. Ed eccomi a pilotare un trattore della casa per falciare l’erba o iniziare a potare le numerose piante del frutteto, soprattutto meli di diverse varietà. Nella fotografia sottostante potete apprezzare la ricrescita incontrollata che presentavano alcune piante e dove non arrivavamo coi mezzi tradizionali la mia perizia scimmiesca e l’agilità. mi permetteva di raggiungere anche i rami più difficili e di fare un lavoro che fu molto apprezzato anche da tecnici locali.

La scimmia nella parte più alta di un melo

La scimmia nella parte più alta di un melo

La prima settimana fu abbastanza intensa,  le ore della giornata erano scandite da osservazioni delle varie specie animali presenti nel parco nelle ore più utili (mattino presto e sera) e intenso lavoro in quelle centrali. Spesso ero solo con la governante e mi sentivo il padrone di questo posto meraviglioso. Ci tenevo tantissimo a fare bella figura.

Eccomi sul trattore

Eccomi sul trattore

Negli Stati Uniti esiste una pianta rampicante speciale, chiamata Edera velenosa, Poison Ivy, Toxicodendron radicans, che se sfiorata provoca estese dermatiti molto prurigginose, con sfogazioni simili al male di S.Antonio. Molto infestante è poco gradita dai proprietari di parchi e giardini e una delle cose che Miss Muma gradì in modo particolare fu quando si accorse durante una visita nel week-end a casa che le macchie poste presenti nelle aree “gestite” del parco le avevamo completamente estirpate per fare posto al prato all’inglese così caro in quelle porzioni del giardino.

All'opera con Brian per la ripulitura delle macchie di Poison Ivy

All’opera con Brian per la ripulitura delle macchie di Poison Ivy

Fu un lavoro che durò circa dieci giorni, molto gratificante per le attenzioni della governante, pranzi luculliani e dolci superdolci che non sono mai riuscito ad apprezzare pienamente, le sperticate adulazioni e ringraziamenti di Miss Muma e per quanto venne poi. Il lavoro ci diede la possibilità di utilizzare un’auto tutta nostra per gli spostamenti. Al mattino dopo colazione facevo un giro nella proprietà per osservare e cercare di fotografare le varie specie di uccelli presenti, ma la pochezza delle lenti, avevo allora solo un 300 nikon, ma soprattutto la mancanza di luce non mi permetteva di immortalare gli individui che avvicinavo. Tuttavia la lista aumentava giornalmente. In particolare avevo a pochi chilometri di distanza due parchi statali che proteggevano porzioni naturali di foreste e lagune costiere, con paludi retro-dunali e le foci di due fiumi. Cominciavo a impratichirmi delle specie neartiche e la mia lifer list mondiale faceva i primi passi fuori dall’Europa. In tutto tra il parco di casa e i parchi circostanti 100 nuove specie  (Sunken Meadow State Park, il Nissequoque River State Park e Makamah Nature Preserve). Nelle foto la prima lista di quei giorni. La base è recente perchè ho riportato le osservazioni delle specie originali adesso, ma anche allora esisteva una lista analoga che ho consegnato ad un ornitologo del parco. Per gratitudine mi diede diverse dritte per aumentare la mia lista con specie poco comuni o rare, presenti nei dintorni. Nella prima riga vedete le mie prime crocette americane, 85 nuove specie complessivamente; per due settimane di lavoro e vacanza non era male. In particolare il lago presente nella proprietà mi regalava giornalmente la presenza del Martin pescatore americano, di grandi dimensioni e che non si fece mai fotografare, di una coppia con giovani di Anatra sposa dalla stupenda livrea e per le quali avevo rimesso in sesto un nido artificiale, un Tarabusino striato residente e diverse specie non comuni come l’Ovenbird e lo Sharp-chinned Hawk, uno sparviere delle stesse dimensioni e comportamento del nostro. Gli Stati Uniti mi meravigliavano per la grandezza di tutto, nei parchi i parcheggi erano enormi e in quello di Sunken Meadow ho visto quasi tutte le specie di gabbiani del nord-America, le aree attrezzate erano particolarmente curate e la grande pista ciclabile e pedonale presente sulla spiaggia, una cosa impensabile per l’Italia di allora (e anche adesso purtroppo). I centri visite erano speciali e nelle giornate piovose ci andavo per parlare coi rangers di natura e animali. La cosa incredibile era nei week-end, l’area si riempiva di famiglie e il parcheggio era affollatissimo. Ricordo di una domenica che vidi una famiglia di afroamericani supermaggiorati, il più magro pesava circa 100 chili alle prese con il picnic domenicale; si erano accaparrati tre tavoli e per la prima volta nella mia vita ho capito cosa voleva dire mangiare. Sul tavolo erano impilati dei megasandwich alti circa 50 cm, in uno ho contato 22 strati. Una speciale macchinetta li schiacciava per renderli mangiabili. Secondo me un solo strato sarebbe bastato per un pranzo speciale. Per la prima volta ho visto anche il pane per sandwich di formato gigante, un quadrato misurava circa 25 cm di lato. Alle 7,30 erano già in pista per preparare e quando ritornai, era circa mezzogiorno erano intenti a “sbafarsi” il tutto.

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Il lavoro di manutenzione e taglio del giardino finì e progettammo nuove gite birdwatching in alcune aree  presenti nei dintorni di New York. Avevo messo gli occhi su due in particolare l’Oister Bay Wildlife Refuge e Jamaica Bay State Park.

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L’automobile che utilizzavamo per gli spostamenti, una Oldsmobile.

Ed eccola finalmente Jamaica Bay.

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Davanti ad uno dei cartelli delle varie aree che compongono questa area protetta alle porte di New York e visibile mentre si atterra al J.Kennedy airport

Jamaica Bay Wildlife Refuge è una parte di un’area famosa a poca distanza dal centro di New York, ed è una dei più importanti santuari per gli uccelli del Nord Est degli Stati Uniti. E’ da sempre uno degli hotspots per l’osservazione degli uccelli migratori, la check-list dell’area è di 330 specie. In alcuni giorni la presenza è significativa e gli ambienti palustri,  di acqua dolce e salmastra, possono riservare sorprese, ma in generale la ricchezza è sempre una beatitudine per gli occhi dell’ornitologo.

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La bellissima gita nelle parti più importanti dell’area protetta mi aprì definitivamente le porte all’avifauna americana. Ecco il risultato di quella splendida giornata trascorsa tra l’area naturale a pochi passi da una delle città più affollate del mondo. Ecco la checklist personalizzata, in ordine alfabetico, delle specie che ho incamerato nelle tre giornate di osservazioni in quest’area, 123 in totale. Non male come inizio.

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La lista delle giornate in ordine alfabetico

Un altro giro sempre sulle coste orientali di Long Island mi ha regalato altre specie nuove fra le quali una Strolaga maggiore ancora in abito nuziale, Fischioni americani, Piping Plover e un piccolo gruppo di Black Skimmer dai caratteristici becchi a forbice. La spiaggia è sempre piena di Gavine americane e Gabbiani reali americani. Nella fotografia seguente potete vedere un gruppo di gabbiani all’opera, un sacchetto con cibo lasciato incustodito da due ignari vacanzieri, è stato preso d’assalto dai gabbiani che si sono dividi due o tre panini.

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Gabbiani reali americani, gavine americane, due Mugnaiacci alle prese con un sacchetto di cibo

 

 

 

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